cerca

Ma quale austerity, il lepenismo è il risultato del fallimento politico "Made in France"

Da Mitterrand a Chirac, passando per Sarkozy e Hollande, il Front National è un "mostro" generato dagli errori della stessa élite politica francese.

8 Dicembre 2015 alle 17:36

Ma quale austerity, il lepenismo è il risultato del fallimento politico "Made in France"

Marine e Jean-Marie Le Pen (foto LaPresse)

Bruxelles. Un puro prodotto “Made in France”: il Front National di Marine Le Pen, lungi dall'essere l'esito dell'austerità merkelliana imposta dall'Unione europea o di altre sventate politiche europee che hanno alimentato la rabbia dei francesi contro le tecno-burocrazie di Bruxelles, è una creatura tutta francese. Dalle sue prime affermazioni elettorali negli anni Ottanta del secolo scorso, fino al successo di domenica 6 dicembre nel primo turno delle regionali in Francia, la progressione del Front National si spiega con le complicità, le condiscendenze e i fallimenti della classe politica del paese. Da François Mitterrand a François Hollande, passando per Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, il Front National è sempre stato un utile strumento da usare contro avversari politici del momento o per giustificare l'immobilismo sulle dolorose riforme di cui la Francia avrebbe avuto – e ha ancora – disperatamente bisogno per uscire dalla condizione di grande malato economico e ora politico d'Europa.

 

“L'Europe doit changer”, ha intimato su Facebook il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Altrimenti “le istituzioni europee rischiano di diventare (più o meno inconsapevolmente) le migliori alleate di Marine”. La realtà è stata meglio descritta sul Guardian dall'ex direttrice del Monde, Natalie Nougayrède: “La crescita del Front National è la testimonianza della codardia di una élite dirigente francese che, da decenni, è incapace di riformare il modello nazionale per fare in modo che possa meglio resistere alle conseguenze delle trasformazioni globali”. Certo, gli attacchi del 13 novembre contro Parigi possono aver rafforzato Marine Le Pen, che mescola con abilità paura del jihadismo e istintivo rigetto dell'islam. Un piccolo contributo può essere arrivato dalla crisi dei rifugiati, anche se la Francia è rimasta praticamente impermeabile all'ondata umana che sta travolgendo il resto dell'Ue. Ma un elettore su quattro in Francia aveva votato Marine Le Pen già alle elezioni europee del 2014, ben prima che il terrorismo colpisse Parigi o della crisi dei rifugiati in Europa. Secondo Nougayrède, il Front National “è stato in grado di capitalizzare” soprattutto sul fatto che “nessuno dei partiti tradizionali sia stato capace di affrontare le molte malattie sociali e economiche” della Francia. Se la Commissione europea è complice, lo è perché ha favorito l'immobilismo su riforme e risanamento dei conti pubblici, autorizzato in via eccezionale su richiesta dei vari governi di Parigi per far fronte alla minaccia dell'estrema destra anti-europea.

 

Il primo che per ragioni tattiche fece uscire dalla lampada il genio della famiglia Le Pen fu Mitterrand, in vista delle elezioni europee del 1984. Prima dell'appuntamento elettorale, l'allora presidente invitò la televisione pubblica a concedere spazio al leader storico del Front National e padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, che dal 1972 guidava l'estrema destra e nel 1982 era stato eletto consigliere municipale a Parigi. Occorreva limitare i danni per il Partito socialista, i cui primi anni di esperienza di governo anti-capitalista erano stati fallimentari, ed evitare una disfatta di fronte ai gollisti guidati da Simon Veil. Mitterrand aveva tutto l'interesse a “spingere il Front National”, ricorda il giornalista Franz-Olivier Giesbert nel suo libro “Le Président”. Il 18 giugno 1984, i francesi si risvegliarono per la prima volta sotto choc, con Jean-Marie Le Pen all'11 per cento, raccolto soprattutto in quella fetta di elettorato tradizionalista, reazionario, ultra-cattolico e anti-repubblicano della Francia profonda, che da allora costituisce lo zoccolo duro del Front National. Ma nella loro ascesa i Le Pen hanno anche potuto beneficiare del paternalismo immobile di Jacques Chirac e degli anni di “coabitazione” tra il presidente gollista e il premier socialista Lionel Jospin. La ritirata di Chirac sulla riforma delle pensioni nel 1995, che portò alla caduta del governo riformatore di Alain Juppé e all'esperienza della “sinistra plurale” delle 35 ore, prepararono il terreno al secondo grande choc legato al Front National: la sera del 21 aprile del 2002, con il 17 per cento dei voti, Jean Marine Le Pen riuscì nell'impresa di arrivare al secondo turno delle presidenziali, eliminando il socialista Jospin.

 

Il duo Sarkozy-Hollande, sempre pronto a grandi promesse elettorali, ha dato un altro forte impulso – determinante nel caso dell'attuale presidente socialista – al successo dei Le Pen. Il leader dei “Républicains”, nei suoi anni all'Eliseo e dopo il suo ritorno nel 2014 ha dato credibilità alle tesi nazionaliste del Front National su immigrazione, sicurezza e preferenza economica nazionale, facilitando la missione che Marine Le Pen si è data di ripulire l'immagine del suo partito. Dal 2012, incapace di scegliere tra la sinistra anti-capitalista e i riformatori social-democratici del suo partito, Hollande ha di fatto rinunciato a governare un paese in profonda crisi, lasciando campo libero al Front National. Anche nei suoi anni alla testa del Partito Socialista, Hollande aveva dato una mano: il rifiuto di aggiornare la dottrina socialista ha facilitato il flusso del voto operaio e popolare verso l'estrema destra, dopo che Marine si è appropriata delle ricette stataliste e anti-austerità del Partito socialista rinnegando il liberismo del padre Jean-Marie.

 

[**Video_box_2**]Chirac, Sarkozy e Hollande sono stati invece abilissimi  nell'usare i Le Pen nei negoziati con Bruxelles per scampare alle regole del Patto di Stabilità e della governance economica e strappare concessioni in altri settori. La prima grande amnistia europea sul deficit francese fu decretata nell'autunno del 2003, dopo lo choc del 21 aprile 2002, che spinse Chirac a rinunciare al controllo della spesa e ad altre riforme durante tutto il suo secondo mandato. Confrontato alla crisi dell'euro e all'11 per cento del Front National alle elezioni regionali del 2010, Sarkozy si comportò allo stesso modo nei suoi ultimi due anni all'Eliseo. Hollande ha fatto ancora meglio, ottenendo di rinviare il rientro del deficit sotto il 3 per cento al 2017 ed evitando una multa finanziaria, appena dopo il 25 per cento ottenuto da Marine Le Pen alle europee del 2014. Ma, come dimostra l'impennata frontista delle regionali, la tattica si è rivelata controproducente. La controprova? L'unico vero deflusso dell'ondata lepenista si è realizzato tra il 2007 e il 2009 quando, appena arrivato all'Eliseo, Sarkozy lanciò una serie di riforme per mantenere la promessa di “lavorare di più per guadagnare di più”, come la defiscalizzazione degli straordinari. Risultato? Il Front National, con il 6,34 per cento alle europee del 2009, sembrava scomparso. Ora, invece, rischia di continuare a essere l'alibi per non far niente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi