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Quello che non torna nella Conferenza di Parigi sul clima (secondo il Wsj)

E se la conferenza sul clima di Parigi fosse solo un grande abbaglio? O meglio, se la retorica e l'enfasi mediatica di questi giorni non stiano distogliendo la nostra attenzione da qualcos'altro, da una minaccia più concreta e imminente come il terrorismo?

2 Dicembre 2015 alle 14:18

Quello che non torna nella Conferenza di Parigi sul clima (secondo il Wsj)

foto LaPresse

E se la conferenza sul clima di Parigi fosse solo un grande abbaglio? O meglio, se la retorica e l'enfasi mediatica di questi giorni non stiano distogliendo la nostra attenzione da qualcos'altro, da una minaccia più concreta e imminente come il terrorismo? E ancora, se i grandi della Terra riuniti a Parigi fossero perfettamente consci di questo e stiano piuttosto speculando sulla storia del'"ultima chance per il nostro pianeta"? James Taranto sul Wall Street Journal ha messo insieme una carrellata di dichiarazioni dei politici impegnati al Cop21, ma anche degli editoriali comparsi in questi giorni sui principali quotidiani americani. Quello che Taranto ha scoperto è una quantità enorme di contraddizioni o peggio, di inganni. La tesi è che la Conferenza di Parigi arriva all'indomani degli attentati terroristici in cui sono morte 130 persone. La strategia comunicativa dei leader mondiali, con il presidente americano Barack Obama a fare da capofila, è evidentemente simile: far passare il messaggio che la (presunta) emergenza climatica sia una sfida sovrapponibile o in ogni caso intrecciata alla minaccia terroristica. Il risultato è un'iperbole confusionaria che prova, in fin dei conti, che nessuno dei partecipanti alla Conferenza sia realmente interessato ad affrontare nel merito il problema (reale, dice il Wsj, ma dall'entità tutto da verificare) dei mutamenti climatici. Semplicemente perché, scrive Taranto, "l'occidente si sta fabbricando dei fantasmi, dei nemici immaginari", con lo scopo di presentare un'ipotetica comunità internazionale compatta e unita contro un destino minaccioso.

 

Un esempio? Lunedì, mentre la Casa Bianca spiegava in un comunicato di non voler “prendere parte alla disputa su quale sia la maggior minaccia tra terrorismo e cambiamento climatico”, Obama smentiva il suo staff affermando in merito alla conferenza sul clima: “Qual è il miglior modo di reagire contro chi vuole distruggere il nostro mondo, se non fare tutto quanto nelle nostre capacità per salvarlo?”. Eppure, lo scorso gennaio parlando a Vox, Obama aveva ammesso che l'opinione pubblica era esagerata sulla minaccia terroristica mentre tendeva a sottovalutare la crisi più a lungo termine rappresentata dai cambiamenti climatici. La tendenza a sovrapporre terrorismo e clima è stata notata anche da John Sutter della Cnn: "Il cambiamento climatico è un'altra forma di terrore ed è quella che stiamo lanciando contro noi stessi", ha detto Sutter. "Ma esistono anche nemici immaginari che ci distraggono da quelli reali", dice ironicamente Taranto citando uno studio dai toni oscurantisti, pubblicato da Bloomberg, secondo il quale i gruppi di studiosi che "mettono in discussione il consenso scientifico sul mutamento climatico compongono una rete di 4.556 individui legati a 164 organizzazioni che fanno tutto il possibile per demolire la realtà del cambiamento climatico negli Stati Uniti”.

 

[**Video_box_2**]Non solo, "Janell Ross del Washington Post è arrivata a confondere il problema dell'inquinamento con quello dei cambiamenti climatici sotto una prospettiva razziale". Nel pezzo del WaPo, Ross scrive che i repubblicani americani dovrebbero abbandonare la difesa delle grandi industrie inquinanti per sposare la lotta per la difesa dell'ambiente nei quartieri ispanici e neri (i più inquinati, secondo la giornalista) e guadagnare i consensi di questa fetta elettorale. "Lasciamo stare l'analisi politica. Anche se accettiamo l'assunto secondo cui le temperature aumenteranno diciamo di 2 gradi nel corso del prossimo secolo, questo non sarà mai una preoccupazione per coloro che vivono in luoghi inquinati. Il secondo problema è localizzato e concreto, il primo è diffuso e ipotetico". In sostanza, la Conferenza di Parigi è diventata un calderone dove le sfide reali e quelle immaginarie vengono mescolate insieme. Con lo scopo di evitare di affrontare entrambe.

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