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Il teorema del terrorista pro life

Quattro parole rubate trasformano un folle in un sicario antiabortista. Dear ha 57 anni e ha condotto per decenni una vita isolata e vagabonda. In una catapecchia nelle montagne della North Carolina si è macerato nel rancore per qualche torto subìto o immaginato, chi lo ha incrociato parla di un uomo disturbato e farneticante.

1 Dicembre 2015 alle 06:27

Il teorema del terrorista pro life

Un'immagine del blitz alla clinica per aborti in Colorado

Quattro parole dell’assassino fatte filtrare con tempismo e dubbia credibilità sono bastate per rassicurare Planned Parenthood e il mondo pro choice dopo la sparatoria di venerdì scorso a Colorado Springs. “No more baby parts”, avrebbe detto agli inquirenti Robert Lewis Dear, l’uomo che nel corso di un lungo assedio in una clinica ha ucciso tre persone ne ha ferite nove, prima di arrendersi alla polizia.

 

“Adesso sappiamo che l’uomo responsabile della sparatoria al centro di Planned Parenthood in Colorado era motivato dall’opposizione all’aborto sicuro e legale”, ha twittato con sollievo l’associazione. Il teorema era già precotto. Ad assedio ancora in corso la presidentessa della sussidiaria locale di Planned Parenthood aveva detto che “gli estremisti stanno creando un clima velenoso che alimenta il terrorismo”. A parte che perfino il Papa della misericordia porterebbe in tribunale chi raccoglie informazioni in questo modo, nella foga di descrivere l’assassino come un terrorista antiabortista il suo profilo è passato in cavalleria.

 

[**Video_box_2**]Dear ha 57 anni e ha condotto per decenni una vita isolata e vagabonda. In una catapecchia nelle montagne della North Carolina si è macerato nel rancore per qualche torto subìto o immaginato, chi lo ha incrociato parla di un uomo disturbato e farneticante. Era convinto che il governo gli fosse alle calcagna. Ha una storia di precedenti penali e azioni violente per futili motivi. Si è registrato come elettore senza affiliazione di partito, ma nella scheda ha detto di essere donna. Non c’è traccia di affiliazione all’associazionismo pro life. Alla clinica di Colorado Springs poteva punire i suoi eventuali nemici, ma ha finito per uccidere un agente di polizia e due persone che avevano accompagnato amici nella struttura. Una tragedia, com’è ovvio, ma con gli elementi a disposizione al momento bisogna lavorare su un canovaccio di pregiudizi ben costruito per spacciare uno squilibrato sociopatico come il braccio armato del movimento pro life. Magari le sue deposizioni nei prossimi giorni confermeranno invece la tesi di Planned Parenthood, ma fino a quel momento accusare il clima e invocare mandanti morali contribuirà soltanto a strumentalizzare il lutto. Avesse urlato “Allahu akbar” in quella clinica ora direbbero che è un lupo solitario e disagiato, e l’islam non c’entra niente.

 

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