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Il lungo viaggio della rotta centroamericana dei migranti

Da Cuba agli Stati Uniti, spesso attraversando Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico. Dispute e crisi umanitarie lungo la rotta migratoria che coinvolge anche siriani e cinesi.

1 Dicembre 2015 alle 16:25

Il lungo viaggio della rotta centroamericana dei migranti

Migranti cubani al confine con il Nicaragua (foto LaPresse)

L’Europa non se ne è praticamente accorta, distratta come è dalla sua emergenza immigrati attorno alla crisi siriana. Ma da oltre un paio di settimane, un’altra emergenza analoga sta esplodendo in America centrale, attorno a una “rotta” verso Stati Uniti e Canada che è in pratica l’omologa americana di quella “rotta dei Balcani” che porta altri richiedenti asilo verso l’Europa occidentale.

 

Paradossalmente, mentre la via dei Balcani si è sviluppata in seguito alla guerra civile in Siria, quella dell’America centrale è invece conseguenza di un processo di distensione, quello tra Stati Uniti e Cuba, iniziato lo scorso dicembre. Già da prima, le riforme di Raúl Castro avevano liberalizzato l’uscita dei cubani dall’isola. Com il “disgelo” inaugurato da Obama, una delle sue fatali conseguenze è il venir meno del Cuban Adjustment Act che tuttora concede ai cubani l’asilo politico automatico, non appena toccano il suolo degli Stati Uniti. Sono dunque riprese le fughe attraverso stretto della Florida ma il percorso dei “balseros” è più pericoloso, e se si viene intercettati in mare prima di toccare terra si viene rimandati indietro. Così è stato ideato un altro percorso che parte dall’Ecuador, alleato del regime castrista, e al momento unico paese latino-americano che fa entrare i cittadini cubani senza visto.  I migranti arrivano lì con un normale visto turistico e poi si mettono in marcia via terra. Attraversano un paese dopo l’altro: Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico, fino agli Stati Uniti. Un totale di 8.000 chilometri lungo le stesse rotte dei migranti sudamericani, centroamericani e messicani. Con la differenza però che i cubani una volta entrati non possono essere più cacciati.

 

Ma oltre all’Ecuador di Rafael Correa, anche il Nicaragua di Daniel Ortega è alleato di Cuba. Quando si è accorto del flusso, il 14 novembre, il presidente del Nicaragua ha bloccato le frontiere. Circa 4.000 cubani provenienti da Panama sono rimasti bloccati in Costa Rica, il cui governo ha concesso loro visti di transito da rinnovare ogni 15 giorni. 2.900 tra di loro ricevono aiuto umanitario e sono stati sistemati in 18 hotel, anche grazie a una grossa mobilitazione del volontariato locale. Ma altri transfughi cubani vivono delle scarse risorse che sono riusciti a portarsi dietro, e almeno 300 si sono accampati a Peñas Blancas, posto di frontiera con il Nicaragua. Il governo di Managua, contrapposto a quello di San José anche per una disputa sulle frontiere, ha accusato il Costa Rica di “causare” e “manipolare” la crisi per “violare la sovranità del Nicaragua”, avendo inviato al confine un battaglione dell’esercito. Il presidente del Costa Rica Luis Guillermo Solís, esponente della sinistra radicale in passato sospettata di contiguità al modello chavista, è rimasto però irremovibile. Solís ha annunciato che farà il possibile per permettere ai cubani di arrivare negli Stati Uniti e ha chiesto un corridoio umanitario.  

 

[**Video_box_2**]Martedì scorso, per affrontare il problema dei migranti, i paesi della regione si sono riuniti per un vertice del Sistema di integrazione Centro Americano (Sica). L’incontro, però, è finito con un nulla di fatto. Venerdì è stato l’Ecuador a prendere l’iniziativa, annunciando che dal primo dicembre sarebbe scattato l’obbligo di visti per i cittadini cubani in Ecuador. Circa 300 cubani inferociti hanno sfidato il regime per scendere in strada a protestare proprio di fronte all’ambasciata ecuadoriana all’Avana. Scandivano “Visto! Visto!”, gridando anche: “E’ stato Raúl”. 12.166 sono stati i cubani che hanno attraversato il Costa Rica diretti verso gli Stati Uniti, contro i 5.114 del 2014 e i 2.540 del 2013. Ma così come lungo rotta dei Balcani non ci sono solo siriani, anche lungo quella centroamericana non ci sono solo cubani. Di lì passano anche africani e asiatici in quantità, soprattutto cinesi, nepalesi, ghanesi, somali, pakistani e anche siriani. La polizia dell’Honduras, per esempio, il 17 novembre ha arrestato cinque cittadini siriani che cercavano di viaggiare dall’aeroporto di Tegucigalpa agli Stati Uniti con passaporti falsi. La polizia del Costa Rica sostiene che i migranti cinesi sono aiutati dalla pericolosa cosca cinese del Drago Rosso, attraverso il lungo viaggio da Hong Kong, alla Francia, fino alla Colombia e a quindi all’America centrale. Il tutto coinvolgendo un numero elevatissimo di persone: la polizia colombiana conferma che nel paese sono entrati 9.114 cinesi nel 2014 e 11.125 tra gennaio e ottobre del 2015.   

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