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Bruxelles (divisa al suo interno) rimanda la manovra di Renzi

L’Italia è “a rischio di non conformità” con i requisiti del Patto di Stabilità, ha detto ieri la Commissione europea dando il suo giudizio sui progetti di bilancio degli stati membri della zona euro per il 2016.

18 Novembre 2015 alle 06:23

Bruxelles (divisa al suo interno) rimanda la manovra di Renzi

Bruxelles. L’Europa dello “zero virgola” non è ancora stata superata e gli eurocrati potrebbero tornare a mordere nella prossima primavera. L’Italia è “a rischio di non conformità” con i requisiti del Patto di Stabilità, ha detto ieri la Commissione europea dando il suo giudizio sui progetti di bilancio degli stati membri della zona euro per il 2016: la legge di Stabilità presenta “un rischio di deviazione significativa dall’aggiustamento richiesto”. La flessibilità ulteriore chiesta dall’Italia – 0,6 per cento di pil in più rispetto allo 0,4 per cento già ottenuto la scorsa estate – rimane in sospeso. Il giudizio è atteso fino alla prossima primavera.
Il governo di Matteo Renzi è invitato a “prendere le misure necessarie nell’ambito delle procedure nazionali per assicurare che il budget 2016 rispetti il Patto di Stabilità”. Quali? Obiettivi numerici non ci sono. Il presidente del Consiglio Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, possono scegliere tra due alternative: modificare la legge di Stabilità in Parlamento, oppure tirare dritto per la loro strada, ma rispettando tutti gli impegni su riforme e investimenti. Altrimenti la richiesta di una manovra correttiva, o la minaccia di una procedura per deficit eccessivo, tornerà a pesare sull’Italia.

 

La posizione del governo Renzi è simile a quella dello scorso anno. Per Padoan, la legge di Stabilità è “in linea”. Rinviando alla primavera il giudizio definitivo, la Commissione ha lasciato margini per trattative politiche e verifiche sui numeri. I piani di bilancio per il 2017 sono una delle tre componenti su cui baserà la decisione finale: la Commissione chiede “piani credibili per il ritorno al percorso di aggiustamento” verso il pareggio di bilancio.  “Gli anni di grazia finiscono”, spiega al Foglio una fonte comunitaria: dal 2017 la flessibilità non ci sarà più e l’Italia dovrà realizzare un aggiustamento strutturale dello 0,6 per cento di pil. Bruxelles esige anche che l’Italia metta effettivamente sul piatto 5,1 miliardi per co-finanziare gli investimenti europei e insiste sul completamento del programma di riforme. La legge di Stabilità “prevede meno della metà dei tagli di spesa originariamente pianificati”, sottolinea il documento dei tecnici della Commissione. “La legge italiana per rendere il sistema fiscale più efficiente e giusto è stata attuata solo parzialmente”, perché “né la riforma dei valori catastali né azioni concrete per razionalizzare i regimi di deduzioni e esenzioni fiscali sono state realizzate”.

 

[**Video_box_2**]L’effetto sulla crescita di una manovra espansiva è implicitamente contestato: lo 0,9 per cento di deficit nominale in più – sottolinea la Commissione – porterà a un aumento di appena lo 0,3 per cento di pil. Ma il braccio di ferro è soprattutto sulla Tasi. “Né la clausola delle riforme strutturali, né quella degli investimenti possono essere usate per compensare il taglio della tassa sugli immobili”, ha avvertito il vice-presidente per l’Euro, Valdis Dombrovskis. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha invece voluto sottolineare che le riforme di Renzi sono “importanti e di qualità”, dando quasi per scontato che l’Italia sarà “il solo paese a poter beneficiare di tutte le flessibilità” introdotte dalla Commissione Juncker. Lo scontro tra Dombrovskis e Moscovici continua, ma l’Italia non può contare sulla fedeltà del commissario socialista francese. Moscovici è impegnato soprattutto a difendere gli interessi del suo presidente François Hollande. In termini di aggiustamento strutturale la Francia fa ben peggio dell’Italia: nel 2015 lo scarto previsto è dello 0,4 per cento, nel 2016 arriva allo 0,6. Ma il bilancio di Parigi è considerato “sostanzialmente conforme”. Altre spese sono in arrivo, dopo che il premier Manuel Valls ha annunciato che la Francia “sarà costretta a non rispettare” il Patto per la minaccia terroristica. “In questo momento terribile la sicurezza dei cittadini in Francia e in Europa è la priorità assoluta”, ha detto Moscovici.

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