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Belgio nero

Il mix di welfare sfrenato e di multiculti indefesso che ha creato il “quartiere del jihad” a Bruxelles

16 Novembre 2015 alle 20:20

Belgio nero

Le operazioni della polizia lunedì a Molenbeek (foto LaPresse)

Bruxelles. Nel cuore della capitale dell’Europa c’è un quartiere diventato rifugio sicuro per i jihadisti, pronti a colpire su ordine dello Stato islamico. Il municipio di Molenbeek-Saint-Jean dista 1,4 chilometri a piedi dalla Grand Place di Bruxelles ed è a quattro chilometri da Rond-Point Schuman, dove si affacciano le sedi della Commissione e del Consiglio europeo. Abdelhamid Abaaoud, considerato dagli inquirenti il mandante dell’attacco contro Parigi, è originario di Molenbeek. Almeno due membri di uno dei commando risiedevano a Molenbeek. Due delle sette persone fermate a Molenbeek nel fine settimana sono state incriminate per partecipazione a un’azione terroristica. L’uomo più ricercato d’Europa, Salah Abdeslam, che aveva casa di fronte al comune di Molenbeek, ieri sera era ancora in fuga. Gli attentati “sono stati pianificati in Siria e organizzati in Belgio”, ha detto François Hollande. Ma il piagnisteo sulla marginalizzazione dei giovani musulmani non basta a spiegare perché Molenbeek, e il Belgio, siano diventati la base operativa del jihadismo europeo.

 

Molenbeek-Saint-Jean ha un’altissima densità di popolazione musulmana: 35 mila dei suoi 96 mila residenti dichiarano di credere in Allah. Da qui sono transitati i protagonisti di alcuni dei peggiori attacchi degli ultimi decenni. Abdessatar Dahmane, uno degli assassini del comandante Massod in Afghanistan alla vigilia dell’11 settembre 2001, ha frequentato il Centro islamico belga con sede a Molenbeek. Hassan el Haski, che ha soggiornato nel comune alla fine degli anni Novanta, è stato condannato come cervello degli attentati di Madrid del 2004. Mehdi Nemmouche, l’autore del massacro al Museo ebraico di Bruxelles del 2014, ha soggiornato sei settimane a Molenbeek prima di passare all’azione. Ma come il tasso di disoccupazione al 30,7 per cento in questo comune non giustifica la concentrazione di islamisti nei suoi 16 chilometri quadrati, il Belgistan non si riassume in Molenbeek. I fratelli Kouachi, autori degli attacchi a Parigi di gennaio, e Ayoub el Khazzani, protagonista dell’attentato mancato su un treno Thalys in agosto, avevano acquistato parte dell’arsenale a Bruxelles.

 

“Paghiamo il conto del lassismo del passato”, ha spiegato il premier belga, Charles Michel, ma l’assetto istituzionale del Belgio e la classe dirigente di tutto il paese hanno una responsabilità maggiore. Stato senza nazione e identità con almeno tre livelli di governo – stato federale, regioni e comuni – il Belgio non offre modelli di integrazione e ha poteri molto parcellizzati e incoerenti. La generosità dello stato sociale ha scoraggiato l’integrazione attraverso i sussidi. Un senza lavoro riceve tra gli 800 e i 1.300 euro di sussidio di disoccupazione. Un capofamiglia disoccupato, con moglie e cinque figli a carico, può ricevere dallo stato più di 2.300 euro. Un lavoro regolare è meno redditizio. Meglio fare della disoccupazione una professione. Poco importa se i figli degli immigrati o degli allogeni diventano emarginati, facili da reclutare attraverso le moschee o Facebook. Vista la facilità di ottenere la nazionalità, per alcuni responsabili politici belgi, i musulmani e i loro figli emarginati sono potenziali elettori: da non disturbare, semmai da finanziare. Alle elezioni le comunità musulmane inviano via sms le indicazioni di voto ai loro membri. L’ex sindaco socialista, Philippe Moureaux, al governo per oltre un ventennio, ha trasformato Molenbeek in un modello di contro-integrazione, beneficiando dei voti dei musulmani. Nel 2012 Molenbeek e Anderlecht hanno eletto  esponenti di un partito islamista che vuole introdurre la sharia nel paese.

 

[**Video_box_2**]La fine del patto di non aggressione tra politica e islam comunitarista rappresenta una nuova sfida per l’intelligence belga. Parigi cambia tutto: non si possono più definire azioni di lupi solitari. Le difficoltà incontrate per ritrovare Salah Abdeslam sono un sintomo di fragilità. La decisione di usare l’esercito per rassicurare la popolazione a gennaio non ha funzionato. Una parte del resto d’Europa si sta attrezzando. Il premier britannico, David Cameron, ha annunciato l’assunzione di 1.900 spie per sventare attentati dello Stato islamico. L’intelligence può essere più utile dei soldati per strada.

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