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Che cosa vuol dire oggi "più intelligence"

La raccolta dei dati sensibili, il segreto di stato, le armi non convenzionali. Se anche la guerra non è convenzionale ed è asimmetrica, è una guerra e va combattuta seguendo i criteri di un confronto bellico.

14 Novembre 2015 alle 14:29

Che cosa vuol dire oggi "più intelligence"

foto LaPresse

Il fronte decisivo per la difesa interna dagli attacchi terroristici promossi dal sedicente califfato è quello dell’intelligence. In Francia ha subito una disfatta strategica, nonostante qualche successo tattico registrato nei mesi scorsi, e questo rende evidente l’esigenza di apportare correzioni e di ampliare la collaborazione tra i servizi dei paesi occidentali. Per farlo bisogna contrastare le pressioni che vengono esercitate per limitare l’ambito di azione dei servizi segreti, anche quelle che si richiamano a principi di garanzia della riservatezza. La campagna indiscriminata contro il segreto di stato è oggettivamente un ostacolo al dispiegarsi pienamente delle capacità di difesa delle comunità democratiche. La partecipazione di certi settori della magistratura a questa campagna dissennata dovrebbe indurre la categoria a qualche riflessione autocritica, non solo in Italia.

 

L’altro terreno sul quale è necessario superare prevenzioni paralizzanti è quello della raccolta dei dati sensibili. L’Europa ha aperto un contenzioso di vaste proporzioni con i servizi americani, accusati di collezionare intercettazioni di massa anche su utenze europee. Sarebbe meglio, invece, che quei dati venissero messi in comune e studiati attentamente anche dai servizi europei, che forse in questo modo potrebbero identificare qualche nuovo filone di penetrazione del terrorismo. Si tratta di rendersi conto che c’è uno stato di guerra: se anche la guerra non è convenzionale ed è asimmetrica, è una guerra e va combattuta seguendo i criteri di un confronto bellico. Oltre alle operazioni sul campo per contrastare l’epansione territoriale dlel’Isis, conta moltissimo la capacità di intercettarne le intenzioni e di spezzarne i collegamenti. Questo ha un costo in termini di garanzia della riservatezza, ma è un costo che va pagato per evitare di cadere in un avvitamento stragista che minerebbe le basi della convivenza civile. L’Europa, che si stringe attorno alla vittime parigine, ha la forza morale per affontare la sfida ma deve oragnizzare quelle intellettuali e materiali senza farsi intimidire o limitare da pretesyuose campagne buoniste.

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