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Almeno tre miliardi alla Turchia per salvare l’Ue senza frontiere

Al vertice a Malta si punta su Erdogan per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa. Il caos a Berlino e Schengen a pezzi

13 Novembre 2015 alle 10:31

Almeno tre miliardi alla Turchia per salvare l’Ue senza frontiere

Merkel, Tsipras e Juncker al vertice della Valletta (foto LaPresse)

Bruxelles. Per salvare l’Europa senza frontiere, i leader dell’Unione europea sono pronti a firmare un assegno da 3 miliardi intestato a Recep Tayyip Erdogan, nella speranza che basti a convincere il presidente turco a bloccare le partenze di migranti verso le isole della Grecia. “Salvare Schengen è una corsa contro il tempo”, ha avvertito ieri il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, durante un vertice informale con i capi di stato e di governo dell’Ue alla Valletta per discutere della crisi dei rifugiati. “Senza un controllo efficace delle frontiere esterne, le regole di Schengen non sopravviveranno”, ha spiegato Tusk. In realtà, la libera circolazione è già un’eccezione. “Ogni settimana vengono prese decisioni che testimoniano la gravità della situazione”, ha riconosciuto Tusk. La Svezia è diventato il quinto paese dell’area Schengen a introdurre controlli temporanei alle frontiere e la Danimarca pensa di fare altrettanto. Il primo ministro svedese, Stefan Lofven, ha chiesto “un altro sistema” rispetto a Schengen. Il suo collega maltese, Joseph Muscat, ha parlato di “regole datate” che “devono essere cambiate”.

 

La Slovenia ha eretto uno sbarramento di filo spinato alla frontiera con la Croazia, dopo che l’Austria ha annunciato la costruzione di una barriera tecnica al confine sloveno. Oggi la Germania deve decidere se reintrodurre la totale libera circolazione con l’Austria, come vorrebbe la lettera delle regole europee, oppure mantenere i controlli alle frontiere oltre i due mesi consentiti da Schengen. Nel frattempo, la Svezia ha chiesto di partecipare al programma di ridistribuzione di 160 mila richiedenti asilo al pari di Grecia e Italia. Secondo alcune indiscrezioni, anche la Germania potrebbe invocare la solidarietà europea per trasferire negli altri stati membri una parte dei rifugiati siriani. Ma al ritmo attuale della ricollocazione -– poco più di 130 eritrei e siriani partiti da Italia e Grecia – l’obiettivo dei 160 mila sarà raggiunto solo “il primo gennaio 2101”, ha ammesso il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker.

 

Gran parte dei leader europei ritiene Angela Merkel responsabile della crisi, dopo la sua decisione a settembre di aprire le porte della Germania ai rifugiati siriani. La cancelliera è sempre più contestata anche a Berlino.

 

[**Video_box_2**]“Quando uno sciatore malaccorto va sul pendio e muove un po’ di neve, può innescare delle valanga”, ha detto il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble: “Noi tedeschi non possiamo affrontare tutto questo da soli”. Il ministro dell’Interno di Merkel, Thomas de Maizière, ha cambiato politica (protezione temporanea invece di asilo per i siriani e reintroduzione di Dublino per tutti i paesi Ue tranne la Grecia) senza informare la cancelliera. Alla Valletta, Merkel è riuscita comunque a imporre la sua linea: affidare alla Turchia la gestione delle frontiere esterne dell’Ue. Oltre al rilancio dei negoziati di adesione e alla liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi entro il marzo del 2016, ad Ankara viene offerta una “Turkey Refugee Grant Facility” da 3 miliardi in due anni per occuparsi dei 2 milioni di siriani presenti sul suo territorio (all’Africa sono stati destinati soltanto 1,8 miliardi). La Commissione metterà 500 milioni, la Germania 534, il Regno Unito 410, la Francia 387, l’Italia 281. Erdogan avrà anche un premio politico: un vertice con tutti i leader europei a Bruxelles “al 99 per cento entro la fine di novembre”, ha detto Tusk. Ma la strategia è rischiosa. “Erdogan usa i rifugiati come Putin usa il gas: quando vorrà di più dall’Ue, gli basterà riaprire il rubinetto”, dice un diplomatico europeo.

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