La Russia vende all'Iran il sistema missilistico antiaereo S-300

Per gli americani si tratta di un game changer, di un'arma capace di cambiare lo scenario strategico della regione. Ecco i primi frutti del deal obamiano sul nucleare di Teheran

9 Novembre 2015 alle 18:10

La Russia vende all'Iran il sistema missilistico antiaereo S-300

Un mezzo blindato russo con testate missilistiche S-300

Russia e Iran hanno siglato un accordo commerciale per la vendita a Teheran del sistema missilistico antiaereo S-300, un'arma che renderebbe quasi impossibile attaccare dal cielo le postazioni nucleari iraniane. "Questa lunga saga è terminata", ha annunciato Sergei Chemezov, presidente di Rostec, la compagnia statale russa specializzata nell'industria della Difesa. Dal 2007 Mosca aveva tentato di concludere l'accordo con Teheran per la vendita del sistema missilistico ma le sanzioni internazionali imposte all'Iran avevano finora impedito al Cremlino di finalizzare la vendita. Nel 2010, il presidente americano Barack Obama, sostenuto da Israele e Arabia Saudita, aveva convinto Putin a congelare l'accordo sugli S-300. L'intervento della Casa Bianca fu presentato all'epoca come uno dei principali successi della politica estera americana.

 

Sono trascorsi cinque anni da allora e l'accordo sul nucleare iraniano, con la fine delle sanzioni delle Nazioni Unite a Teheran, ha cambiato lo scenario. La guerra in Ucraina è stata altrettanto decisiva. Mark Dubowitz, direttore esecutivo della Fondazione americana per la difesa delle democrazie, aveva commentato lo scorso aprile dicendo che "se Putin dovesse arrabbiarsi abbastanza con l'occidente per le sanzioni finanziarie imposte alla Russia potrebbe decidere di concludere l'accordo con l'Iran per gli S-300".

 

Per quanto i russi lo definiscano un sistema missilistico a solo scopo difensivo, piloti esperti dell'Air Force americana hanno definito il sistema di difesa aerea S-300 un game changer, cioè un'arma capace di cambiare i rapporti di forza e il quadro strategico in un'area. "Quella roba è una bestia e nessuno vorrebbe avercela nei paraggi", ha commentato un pilota della Marina militare americana al Daily Beast. Una fonte citata dall'agenzia di stampa russa Tass ha riferito che Almaz-Anti, il contractor principale coinvolto nellla fornitura del sistema missilistico, è in grado di completare la consegna dei sistemi d'arma entro 18 mesi dalla stipula del contratto. Significa che entro il prossimo anno gli aerei militari di quarta generazione (per esempio gli F-15, gli F-16 e gli F/A-18), i più utilizzati dalle forze armate mondiali, saranno di fatto inefficaci in caso di intervento in Iran. Gli unici mezzi aerei capaci di sorvolare i cieli iraniani saranno gli stealth B-2 Spirit, i Raptor F-22 e gli F-35. Tuttavia, secondo diversi esperti militari americani sentiti dal Daily Beast lo scorso aprile, nessuno di questi sarebbe in grado di operare a lungo restando sotto il raggio d'azione dell'S-300. Il sistema antiaereo è all'avanguardia per potenza di fuoco e velocità del vettore; inoltre è un sistema mobile e può essere spostato con rapidità sul terreno a seconda dell'evenienza. L'acquisto del sistema antiaereo russo impedisce qualunque iniziativa unilaterale anche all'aeronautica israeliana che resta ancora in attesa di ricevere gli F-35. Persino questi, i moderni aerei di quinta generazione, non disporrebbero comunque della potenza di fuoco necessaria per minacciare le postazioni nucleari iraniane nascoste nel sottosuolo. L'unica alternativa, continuano gli esperti americani, sono i B-2 Spirit di cui però gli Stati Uniti dispongono di soli 20 esemplari del valore esorbitante di circa 2,2 miliardi di dollari ciascuno.

 

[**Video_box_2**]La transazione con Teheran avrà anche un effetto positivo per l'economia russa. Secondo alcune stime dello scorso aprile, la vendita raggiungerà un valore di oltre 800 milioni di dollari, a seconda del sistema S-300 chiesto dagli iraniani (MPU-1, al momento fuori produzione ma che potrebbe essere rimesso a disposizione ad hoc per l'Iran, oppure l'S-300 VM). Un impulso notevole per reagire alle difficoltà causate dal calo prezzo del greggio e dalle sanzioni occidentali.

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