Cosa c’è nella “shopping list”

“Incontro d’affari fra Obama e Bibi. Un abisso ormai li separa”

“Obama ha gettato ponti all’islam politico, mentre per Netanyahu è la causa dei mali. Sull’Iran non c’è compromesso”. Parla il columnist Barnea – di Giulio Meotti

9 Novembre 2015 alle 20:07

“Incontro d’affari fra Obama e Bibi. Un abisso ormai li separa”

Benjamin Netanyahu durante l'incontro con Barack Obama (foto LaPresse)

Roma. Si sono sempre ricambiati il favore. Lo scorso febbraio, a rafforzare la campagna elettorale del Labour israeliano contro Benjamin Netanyahu, a Gerusalemme arrivò Jeremy Bird, già direttore della campagna di Barack Obama. Domenica “Bibi” è arrivato a Washington per incontrare dopo un anno il presidente americano e ha portato in dote il suo nuovo media advisor, Ran Baratz, che prima della nomina (ora traballante) definì Obama “un antisemita” e John Kerry “un comico da cabaret”. Susan Rice, consigliere per la Sicurezza della Casa Bianca, lunedì al New York Times ha detto che Netanyahu ha usato ogni parola per descrivere Obama, “tranne la parola ‘N’”. Negro. “A pain in the ass”, rompicoglioni, è il modo in cui Obama ha definito Netanyahu, oltre a “chickenshit”, cagasotto. Circola, infine, fra gli amici di Bibi, una battuta per connotare la differenza con Obama sulle rispettive gioventù: “Obama smoked drugs while Netanyahu smoked terrorists”.

 

“Netanyahu a Washington è andato per un incontro d’affari”, dice al Foglio Nahum Barnea, settantenne decano del giornalismo israeliano. “Obama pagherà il debito ai senatori democratici in cambio dei voti per il deal con l’Iran e che comprende aiuti militari a Israele. Netanyahu aveva promesso alla Casa Bianca che il discorso contro l’accordo sull’Iran all’Onu sarebbe stato l’ultimo e ha mantenuto la parola”. Cosa c’è nella “shopping list” di Israele del valore di tre miliardi di dollari? Uno squadrone di caccia F-15 e gli Osprey V-22, bestioni volanti della Bell Boeing che atterrano come elicotteri, si muovono come aerei e possono trasportare i commando israeliani in Iran. Mezzi che Obama rifiutò a Gerusalemme nel 2012, quando Netanyahu fu sul punto di lanciare uno strike. Ma per Barnea, resta un abisso fra i due. “Politico: con l’intervento di Netanyahu nella campagna di Mitt Romney. Bibi lo accolse come vincitore, anziché come candidato. Obama vide in Bibi un ‘agente repubblicano’”. Strategico: “Per Obama, il deal atomico è un successo storico, per Netanyahu l’Iran è come il nazismo. Non può esserci compromesso. La relazione fra i due ha superato il punto di non ritorno. E’ un disprezzo reciproco: per Netanyahu, Obama è un disastro per Israele; per Obama, Netanyahu pure”. Culturale: “Obama ha guardato con comprensione a un miliardo e mezzo di musulmani, gettando ponti all’islam, mentre per Netanyahu l’islam politico è la causa di tutti i mali, dall’Isis all’Iran”.

 

Il prof. Steinberg: “Hobbes e Kant li dividono”

 

Secondo il professor Gerald Steinberg, docente di Scienze politiche all’Università Bar Ilan di Tel Aviv, Netanyahu viene da Marte mentre Obama da Venere. “Obama ha sempre rimandato l’uso della forza fino a che non era troppo tardi per evitare il disastro, come in Siria”, dice Steinberg al Foglio.

 

[**Video_box_2**]“La sua visione politica si basa sul mito della comprensione e della compassione come soluzione dei problemi. Lo disse nel discorso al Cairo nel 2009 e non è cambiato. Netanyahu invece è un realista politico per il quale il conflitto e il terrore non sono legati alla fiducia. Netanyahu è un pessimista che vede i pericoli di ciò che Thomas Hobbes ha descritto come ‘la guerra di tutti contro tutti’ nell’anarchia politica internazionale. La sopravvivenza di Israele dipende da un potente esercito in grado di sconfiggere tutte le minacce. Obama è un democratico liberale come Kant. Ha posto fine al ruolo militare degli Stati Uniti in Iraq. Obama punta sui negoziati, mentre Netanyahu ha detto che ‘le parole da sole non fermeranno l’Iran’. Il realismo politico spiega anche la prudenza di Netanyahu sui palestinesi”. Una volta Netanyahu scandì dieci parole a un diplomatico americano che gettano luce sul cuore dello scontro anche con Obama: “Tu vivi a Chevy Chase, non giocare col nostro futuro”.

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