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Possiamo fidarci di Erdogan?

Dopo la vittoria dell’Akp, abbiamo chiesto ad alcuni esperti se il ruolo stabilizzatore della Turchia è plausibile e che ne sarà del modello turco. Girotondo di opinioni

5 Novembre 2015 alle 13:19

Possiamo fidarci di Erdogan?

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto LaPresse)

Dopo la grande vittoria dell’Akp, il partito di governo turco, al voto del primo novembre, molti commentatori si sono interrogati sul futuro della Turchia di Recep Tayyip Erdogan. L’interrogativo riguarda sia la situazione interna, tra la deriva autoritaria ormai consolidata e il progetto di riforma costituzionale per trasformare il paese in una repubblica presidenziale (secondo fonti del governo, è possibile che si terrà un referendum sulla questione), sia la situazione esterna e il ruolo che la Turchia vuole e può giocare nella gestione del conflitto siriano, della guerra allo Stato islamico e della crisi dei migranti. Abbiamo chiesto ad alcuni osservatori che cosa pensano del ruolo stabilizzatore del presidente Erdogan, del modello turco e del prossimo futuro del paese. Ecco il girotondo delle loro opinioni.

 


Non possiamo che fidarci di Erdogan

di Sergio Romano

Di chi ci fidiamo se non ci fidiamo di Erdogan? Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno. [Continua a leggere]


E’ interesse della Nato ignorare la fratture tra le due Turchie

di Victor Davis Hanson

Ci sono due Turchie: l’infrastruttura militare istituzionale che opera come un potere della Nato e una Turchia rivoluzionaria che si sta islamizzando sotto la guida di Erdogan; a un certo punto le due Turchie non saranno più compatibili, a causa dei differenti obiettivi e valori. [Continua a leggere]


L’Ue ora deve decidere che cosa vuol fare con Erdogan

di Lia Quartapelle

Erdogan ha avuto un atteggiamento spregiudicato durante la campagna elettorale, sul fronte interno e su quello esterno, e i metodi che ha utilizzato non sono certo rubricabili tra i cosiddetti strumenti di stabilizzazione. [Continua a leggere]


Una prima assoluta: la destra si è compattata, compresa l’ala islamista

di Soner Cagaptay

Se dobbiamo trovare un lato positivo, le elezioni si sono svolte in modo pacifico, anche nelle aree curde, e non abbiamo notizia di clamorose irregolarità. Non è un fatto incredibile, dato che sono le ventiseiesime elezioni dal 1946, ma è comunque un buon segno se teniamo conto della polarizzazione pre elettorale. [Continua a leggere]


Non c’è fine all’autoritarismo

di Aykan Erdemir

Se stabilità significa governo democratico, stato di diritto, libertà e diritti, allora Erdogan è quanto di più distante si può pensare dalla stabilità. Ma se stabilità significa la legge della maggioranza, l’oppressione dell’opposizione e il silenziamento dei dissidenti, allora Erdogan può essere considerato uno stabilizzatore autoritario. [Continua a leggere]


L’alleanza con i sauditi e la volontà di trasformare la regione

di Aaron Stein

L’Akp di Erdogan resta vincolato agli elementi chiave della sua politica estera. Il partito dice di essere dalla parte giusta della storia, spiega che le attuali difficoltà politiche sono temporanee e che la priorità della diplomazia umanitaria permetterà alla Turchia di continuare a esercitare fascino sulle masse arabe. [Continua a leggere]


In termini di realpolitik, so far so good

di Paolo Scaroni

Erdogan negli ultimi anni ha smontato l’architettura costituzionale, costruita da Atatürk, che faceva della Turchia una democrazia controllata, con l’esercito garante dell’ordine e della laicità dello stato. [Continua a leggere]


Il prezzo che paga Erdogan

di Gianni Castellaneta

La vittoria di Erdogan non è priva di interrogativi. Il primo dubbio riguarda la volontà del presidente turco di ripristinare un “normale” stato delle cose e abbassare i toni del confronto con i curdi, agitati come spauracchio politico-elettorale per mobilitare il sentimento nazionalistico mai sopito, ma anche con la Russia. [Continua a leggere]


Il connubio islam moderato e crescita è stato sostituito da un modello conservatore

di Michele Brignone

L’esperienza recente dimostra che quello di Erdogan difficilmente può essere un ruolo di stabilizzazione sia per questioni internazionali sia per questioni interne. Nei suoi tentativi di plasmare la politica della regione, il regime di Erdogan ha preso decisioni molto discutibili che alla fine non hanno pagato. [Continua a leggere]


Deve tornare l’Erdogan dei primi mandati

di Nathalie Tocci

Erdogan ha tutte le carte in regola per tornare a essere lo stabilizzatore della Turchia, dopo una fase di destabilizzazione in seguito alle elezioni di giugno che lui stesso ha cavalcato. Adesso Erdogan ha la responsabilità di rilanciare il processo di pace con i curdi, coinvolgendo non solo il Pkk, ma anche l’Hdp, e di riprendere un processo negoziale che deve inserirsi anche in uno slancio di riforma politica. [Continua a leggere]


La Turchia ha perso il suo charme

di Eugenio Dacrema

Per Erdogan i risultati delle elezioni del 1° novembre sono stati un trionfo, almeno guardandoli dalla prospettiva del giugno scorso. Cinque mesi fa l’Akp otteneva appena il 40 per cento, perdeva la sua maggioranza e assisteva al trionfo del curdi del Hdp. [Continua a leggere]

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