E’ interesse della Nato ignorare la fratture tra le due Turchie

Dopo la vittoria dell’Akp, abbiamo chiesto ad alcuni esperti se il ruolo stabilizzatore della Turchia è plausibile e che ne sarà del modello turco. Girotondo di opinioni.

5 Novembre 2015 alle 12:55

E’ interesse della Nato ignorare la fratture tra le due Turchie

Ci sono due Turchie: l’infrastruttura militare istituzionale che opera come un potere della Nato e una Turchia rivoluzionaria che si sta islamizzando sotto la guida di Erdogan; a un certo punto le due Turchie non saranno più compatibili, a causa dei differenti obiettivi e valori. Ma per ora è nell’interesse della Nato e della Turchia ignorare la frattura che cresce. Ovviamente il rapporto di “special friend” di Obama ha fatto la fine del “reset” con Putin, e la Turchia non sarà mai un membro dell’Ue: per ora il rapporto regge perché cresce lo Stato islamico, c’è la minaccia nucleare iraniana e l’arrivo della Russia. E’ come l’alleanza con i sovietici durante la Seconda guerra mondiale: sostenibile soltanto finché c’è un nemico comune pericoloso. Dobbiamo ricordarci che la politica estera di Obama non sarà la politica estera americana ancora a lungo, e se Obama non riesce a sedurre Erdogan con il suo servilismo, è improbabile che il prossimo presidente voglia soltanto provarci. Forse questa è la conferma definitiva della fine de facto del modello turco. La frattura si amplierà se sarà eletto presidente un repubblicano, o paradossalmente Erdogan potrebbe rinunciare un pochino alla sua postura anti americana per ottenere qualcosa in cambio. Con l’occidente debole e l’America disimpegnata, la Turchia si è convinta che i suoi alleati non fossero più d’aiuto; la politica turca triangola tra i tradizionalisti sunniti e i rivoluzionari espansionisti iraniani, ma questa è anche la politica estera dell’occidente guidato da Obama (che chiude un occhio con i regimi anti americani in transizione rivoluzionaria e quindi più “legittimati” e “autentici” dei regimi che sono da sempre pro americani). La Turchia entrerà in Europa soltanto quando l’Europa, non la Turchia, cambierà – non è un pensiero bizzarro, se si pensa all’enorme flusso di migranti nel nord Europa. Quando l’Europa si ritroverà per il 20 per cento islamica forse inviterà la Turchia a entrare, ma a quel punto perché la Turchia dovrebbe accettare, visto che sarà un’Europa ben più turbolenta di adesso?

 

Victor Davis Hanson
professore di Storia militare alla
Stanford University

 

Torna al girotondo d'opinioni

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi