Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto LaPresse)

Cosa accadrà in Turchia dopo la vittoria di Erdogan

Redazione
Ecco i commenti dei maggiori quotidiani italiani e internazionali dopo l'esito delle elezioni che hanno visto l'Akp ottenere la maggioranza assoluta del parlamento turco

“Cinque anni fa, la Turchia era un raggio di speranza per il medio oriente. Non era solo una delle economie che crescevano più velocemente nel mondo, ma anche la più grande success story nel mondo musulmano”. Joe Parkinson, ex inviato del Wall Street Journal a Istanbul, racconta all’indomani delle elezioni in Turchia che hanno decretato la vittoria dell’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan l’ascesa e la caduta del modello turco. “Eletto primo ministro per la prima volta nel 2003, Erdogan ha passato buona parte dei suoi primi due mandati concentrato sulla modernizzazione dell’economia, sulla stabilizzazione della turbolenta politica turca, sulla messa sotto controllo dei militari che avevano fatto quattro colpi di stato in altrettanti decenni…”. “Ma mentre il suo potere cresceva… così è cresciuta la sua ambizione di creare una “nuova Turchia” su immagine di quella ottomana. Ha messo da parte i riformatori e i tecnocrati e ha cercato di centralizzare l’autorità nelle mani. Quando ha incontrato resistenze, ha usato il potere dello stato e i media amici per marchiare i suoi critici come nemici e traditori”. Per Parkinson la Turchia sta iniziando ad assomigliare sempre di più a uno dei suoi turbolenti vicini arabi, e “la sua importanza strategica non può ridurre le preoccupazioni per la traiettoria del paese”.

 

Per David Gardner sul Financial Times, la tattica del presidente di polarizzare l’opinione pubblica ha funzionato. Indicendo nuove elezioni dopo la sconfitta di giugno Erdogan ha giocato d’azzardo e ha vinto, riuscendo a rimanere la “figura dominante in Turchia”, ma “questo non farà bene né a lui né alla Turchia se continuerà a dividere il suo popolo. E’ stato Erdogan che ha portato la Turchia verso l’Europa. Ha anche portato il paese più vicino che mai a risolvere la questione curda, per poi ritrarsi quando ha creduto che l’aritmetica elettorale gli fosse contro. Ora che l’Akp ha recuperato la maggioranza, è necessario un senso dello stato eccezionale per evitare che la Turchia finisca a pezzi”.

 

Dello stesso avviso, ma con più pessimismo, è il Guardian, che in un editoriale non firmato scrive che “Il presidente Erdogan ha avuto indietro la sua maggioranza, ma la Turchia è stata danneggiata nel processo. Le sue istituzioni indipendenti sono state indebolite, le sue regole costituzionali ignorate, la relazione con i curdi si è deteriorata ed è tornata in una guerra che pensava fosse finita”. Erdogan “continuerà a cercare i cambiamenti che desidera, e se non li otterrà, si comporterà come se fossero già avvenuti. Purtroppo, questa elezione non segnerà il passaggio ad acque più calme  per la Turchia”.

 

[**Video_box_2**]Ci sono quattro ragioni per cui Erdogan è riuscito a “vincere a valanga”, scrive il giornale turco Hurriyet, vicino all’opposizione e vittima di minacce e intimidazioni nel corso della campagna elettorale. La prima è il crollo del partito nazionalista Mhp, che ha dimezzato i suoi parlamentari rispetto a giugno ed è stato criticato dai suoi sostenitori per non aver accettato le offerte di coalizione fatte dal governo nei mesi scorsi. Poi l’escalation degli attacchi dei curdi del Pkk e dello Stato islamico, che hanno reso urgente agli occhi degli elettori la necessità di stabilità. Infine le promesse economiche sempre più onerose fatte dall’Akp, e un cambiamento delle liste dei candidati che riprendeva le richieste degli elettori.

 

Sul Corriere della Sera Franco Venturini ricorda le colpe europee davanti al “potere senza contrappesi” di Erdogan, che alle elezioni di domenica ha trovato una nuova conferma: “Pensando ai suoi valori, quelli che ancora sopravvivono, l’Europa avrebbe dovuto augurarsi una parziale sconfitta di Erdogan e un governo allargato. Pensando ai suoi malanni, l’Europa che Angela Merkel rappresentò ad Ankara il mese scorso ha segretamente tifato per Erdogan”.

 

“La nuova Turchia emersa dal mondo rurale grazie al miracolo economico, nel frattempo esaurito, ha sconfitto la Turchia repubblicana”. Su Repubblica Bernardo Valli racconta le due Turchie, quella urbana e cosmopolita e quella rurale, islamica e conservatrice che si sono affrontate a queste elezioni. Sono le due anime del paese che si affrontano da sempre. Erdogan è l’interprete dell’anima islamica, che alle elezioni ha preso la sue rivincita.

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