Marine Le Pen in tribunale (foto LaPresse)

“Giudicando Le Pen, la Francia introduce il delitto d'opinione sull'islam”

Giulio Meotti
Un anno di carcere e 45 mila euro di multa. E’ quanto rischia la leader del Front National, Marine Le Pen, di cui martedì si è aperto il processo a Lione per “incitamento all’odio”.

Roma. Un anno di carcere e 45 mila euro di multa. E’ quanto rischia la leader del Front National, Marine Le Pen, di cui martedì si è aperto il processo a Lione per “incitamento all’odio”. A giudizio una frase del 2010 in cui Le Pen paragonò le preghiere di massa dei musulmani nelle strade all’occupazione della Francia da parte della Germania nazista (la sentenza è prevista per il 15 dicembre). A trascinare in aula Le Pen sono state le tre organizzazioni che oggi conducono la battaglia per la trasformazione in reato della cosiddetta “islamofobia”. Si tratta del Collectif contre l’islamophobie en France, l’Observatoire national contre l’islamophobie del Conseil français du culte musulman e la Ligue judiciaire de défense des musulmano.

 

Il Collettivo è il più attivo. Vanta oltre mille iscritti e duecento volontari. Il volto di questa organizzazione islamista è Marwan Muhammad, un ex progettista che si è riavvicinato alla religione islamica attraverso la critica al capitalismo occidentale. Il gruppo pubblica ogni anno un “osservatorio di islamofobia” e fornisce assistenza legale alle vittime di “atti anti-musulmani”. Organizza cena eleganti per raccogliere fondi, cui hanno preso parte anche importanti esponenti del Partito Socialista e il grande agitatore delle banlieu parigine, l’islamista franco-ginevrino Tariq Ramadan. Tra i finanziatori del Collettivo anche il miliardario George Soros, attraverso la sua Open Society Foundation (che è anche impegnata in Francia contro il profiling razziale). Marwan Muhammad è riuscito ad aggregare al movimento anche decine di accademici francesi, tra cui quaranta che hanno firmato un manifesto contro una nuova legge restrittiva sul velo. Infine, il Collettivo ha ottenuto lo status di ong osservatrice presso le Nazioni Unite.

 

L’avvocato Karim Achoui è il fondatore della Ligue judiciaire che in passato ha già trascinato un altro simbolo della Francia nelle aule di tribunale: Charlie Hebdo. La Ligue beneficia dei fondi del milionario Farid Belkacemi. L’Osservatorio nazionale contro l’islamofobia dipende dal Consiglio francese del culto musulmano, quindi è espressione dell’islam di stato. Questa è dunque la galassia che è riuscita a portare Marine Le Pen in tribunale.

 

“Licenza di uccidere”

 

Cosa ci sia in ballo nel processo lo spiega al Foglio Ivan Rioufol, una delle firme di punta del quotidiano francese Figaro, dove tiene la celebre rubrica “Le bloc notes”: “E’ una offensiva islamista per impedire l’esercizio della libertà di espressione in democrazia”. Anche Rioufol deve difendersi in aula dall’accusa rivoltagli dal Collettivo. In una trasmissione su Rtl, Rioufol aveva criticato la campagna “Nous sommes la nation” (noi siamo la nazione) del Collettivo, che aveva usato il dipinto del giuramento di David alla Pallacorda, il quadro simbolo della Rivoluzione francese, mettendo al posto dei Montagnardi degli islamisti, donne velate e imam barbuti. Il 29 ottobre ci sarà la sentenza. “E lo si fa in nome della lotta alla cosiddetta ‘islamofobia’, riabilitando un delitto d’opinione con un concetto indefinibile, perché in realtà si vuole impedire la critica dell’islam”, ci dice Rioufol. “Questa accusa di ‘islamofobia’ potrebbe anche essere compresa da una mente bassa o esaltata come una licenza di uccidere. Spero che Marine Le Pen venga giudicata innocente, perché in gioco c’è la libertà di tutti”.

 

[**Video_box_2**]O per usare le parole dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal, l’autore del romanzo distopico “2084”, in una intervista a Libération di questa settimana: “Ci rendiamo conto del pericolo, ma non sappiamo come agire per paura di essere accusati di essere anti-migranti, anti-islam, anti-Africa… In realtà, la democrazia, come il topo, sarà inghiottito dal serpente”. In questo modo si trasforma la democrazia in “una società che sussurra”. E la libertà di espressione tramuta in un “mormorio”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.