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L'Italia supera la Francia anche nella produzione di vino

Il nostro paese torna a essere (nel 2015) il primo produttore di vino al mondo, scavalcando proprio la Francia: 48,8 milioni di ettolitri (incremento di oltre il 13 per cento) contro i 46,5 milioni transalpini

7 Ottobre 2015 alle 17:19

L'Italia supera la Francia anche nella produzione di vino

Parigi. È la notizia che a Parigi non avrebbero mai voluto diffondere, a maggior ragione in un periodo di crisi identitaria e di grandeur come quello che sta vivendo oggi la Francia di François Hollande. La notizia sono i dati della Commissione europea che certificano come l’Italia sia tornata a essere (nel 2015) il primo produttore di vino al mondo, scavalcando proprio la Francia: 48,8 milioni di ettolitri, un balzo superiore al 13 per cento rispetto allo scorso anno. La Francia, invece, registra un calo dell’1 per cento, arenandosi a 46,5 milioni, davanti alla Spagna, 36,6 milioni, Germania e Portogallo.

 

I primi ad annunciare il grande sorpasso sono stati il Monde e il quotidiano economico Echos, utilizzando le stime pubblicate dalla Commissione europea a fine settembre, in base alle autodichairazioni dei ventotto Stati membri. Tutti i principali giornali hanno subito rilanciato la notizia, che ha scalatato la gerarchia editoriale, fatto che la dice lunga su quanto sia un colpo doloroso per i francesi. Ecco alcuni titoli: “La Francia perde il suo rango di primo produttore di vino a favore dell’Italia” (L’Express), “Vino: la Francia detronizzata dall’Italia” (Le Parisien), “L’Italia diventa il primo produttore di vino al mondo, davanti alla Francia” (Le Monde).

 

Naturalmente, qui a Parigi, è tutto un accampare scuse, un dare la colpa solo ed esclusivamente al meteo ostile (alcuni, come causa della rovinosa caduta, evocano addirittura il “riscaldamento globale”). Il Monde, visibilmente scosso, cerca di rassicurare i suoi compatrioti, scrivendo che la Francia è tornata dietro l’Italia solo perché ha dovuto far fronte a lunghi periodi di siccità, per colpa di un meteo capriccioso, che nel Belpaese non c’è stato, ma “resta comunque al primo posto nel mondo in termini di valorizzazone del vino”. Si vede che sono un po’ confusi. Sappiamo bene che il clima è una delle variabili principali per la produzione del vino, ma a quelli che alla stregua del Monde, un po’ smemorati, dicono che in fondo conta solo la qualità e non la quantità, volevamo anche ricordare che giusto un mese fa il premio per le migliori bollicine del mondo è andato alle italianissime cantine Ferrari per il Ferrari Maximum Brut e il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore (il titolo ottenuto dalle bollicine trentine è stato quello di “Sparkling Wine Producer of the Year” nel prestigioso concorso internazionale “The Champagne and Sparkling Wine World Championships” organizzato da Tom Stevenson, autorità internazionale nell’universo delle bollicine).

 

Il sorpasso emerso dalle stime della Commissione Europea, è soltanto l’ultimo di una lunga serie di sorpassi che hanno visto l’Italia retrogradare la Francia a inseguitrice, con la stessa euforia con la quale Vittorio Gassman/Bruno Cortona, a bordo della sua Lancia Aurelia nel celebre film di Dino Risi, Il Sorpasso, lasciava alle sue spalle gli automobilisti più affannati e con una macchina meno performante.

 

 

[**Video_box_2**]Prima di perdere il primato sulla produzione e sulla qualità, i francesi avevano già ceduto, secondo i dati Istat elaborati e diffusi da Coldiretti nel marzo scorso, anche il primato sui consumi. Nel 2014, il Prosecco, per la prima volta nella storia, ha superato lo Champagne nelle vendite all’estero, sforando la soglia record di 320 milioni di bottiglie stappate (più 20 per cento rispetto al 2013), staccando lo champagne, fermo a 307 milioni, equivalenti a un aumento del 0,7 per cento. Le grandi cifre sulla produzione del vino che ci lanciano ancora una volta sulla vetta del mondo, dovrebbero far riflettere anche i molti campioni italiani dell’autolesionismo e del piangersi addosso, del “non funziona niente in Italia” e del “stiamo perdendo tutta l’eccellenza”. Per il made in Italy, alla faccia dei gufi, è un momento d’oro.

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