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Perché la Francia bombarda lo Stato islamico in Siria

Parigi attacca un campo di addestramento degli islamisti senza aspettare la coalizione americana. Le condizioni francesi sul futuro di Assad e i negoziati all'Onu

28 Settembre 2015 alle 10:56

Perché la Francia bombarda lo Stato islamico in Siria

Cacciabombardieri francesi Rafale in un'immagine del 2013 (foto LaPresse)

Ieri sei jet francesi hanno attaccato e distrutto un campo di addestramento dello Stato islamico (Is) nell’est della Siria, vicino al centro di Deir al Zour, nel primo attacco aereo francese contro il gruppo terroristico in territorio siriano. Il presidente francese François Hollande ha detto domenica che il campo di addestramento è stato distrutto senza provocare vittime civili.

 

Hollande, parlando da New York, dove parteciperà all’Assemblea generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, ha definito il campo di addestramento bombardato “una minaccia per il nostro paese”. “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo e l’intero campo di addestramento è stato distrutto”, ha detto, aggiungendo che ci saranno altri attacchi: "Colpiremo ovunque la nostra sicurezza nazionale sarà messa a rischio", ha detto. La Francia ha annunciato il suo intervento in Siria all’inizio di settembre, ma finora aveva compiuto solo voli di ricognizione con l’intento di individuare gli obiettivi per i bombardamenti. E’ grazie a questi voli compiuti autonomamente, e non nell’ambito della coalizione internazionale a guida americana attiva da oltre un anno in Iraq e Siria, che l’aviazione francese ha individuato il campo di addestramento colpito, anche se Hollande ha aggiunto che “la coalizione ci ha fornito delle informazioni”.

 

[**Video_box_2**]La Francia inizia a bombardare in maniera autonoma in Siria subito prima dell’inizio delle grandi manovre diplomatiche che si terranno all’Onu questa settimana e che avranno al centro la crisi siriana. Hollande si è detto a favore di una soluzione politica del conflitto, ma continua a considerare, al contrario di molti suoi colleghi europei, oltre che del presidente russo Vladimir Putin, la rimozione del dittatore siriano Bashar el Assad come una condizione non negoziabile: “Assad è il maggior colpevole (della crisi, ndr), benché Daesh commetta atti terribili”, ha detto Hollande chiamando lo Stato islamico con un suo acronimo arabo. “Il futuro della Siria non può comprendere Assad”.

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