La chiesa, Cuba e "la Nostra America". L'ambasciatore colombiano parla dell'accordo di pace con le Farc

“Una notizia importante per la Colombia, e non solo per la Colombia ma anche per tutta la Nostra America e il mondo”. Juan Sebastián Betancur Escobar, ambasciatore di Colombia in Italia, nel commentare col Foglio l’accordo raggiunto all’Avana tra il governo di Bogotá e il gruppo militare comunista delle Farc

24 Settembre 2015 alle 20:37

La chiesa, Cuba e "la Nostra America". L'ambasciatore colombiano parla dell'accordo di pace con le Farc

L'ambasciatore di Colombia in Italia Juan Sebastián Betancur Escobar

“Una notizia importante per la Colombia, e non solo per la Colombia ma anche per tutta la Nostra America e il mondo”. Juan Sebastián Betancur Escobar, ambasciatore di Colombia in Italia, nel commentare col Foglio l’accordo raggiunto all’Avana tra il governo di Bogotá e il gruppo militare comunista delle Farc, dice “la Nostra America”: la classica definizione dell’eroe nazionale cubano e grande ideologo dell’identità latinoamericana José Martí. Settantadue anni, avvocato formatosi presso la prestigiosa Pontificia Universidad Javeriana, nato a Medellín, Betancur Escobar non ha in realtà un profilo tanto politico quanto imprenditoriale: vicepresidente per gli affari istituzionali della Compañía Suramericana de Seguros, presidente della associazione colombiana degli inserzionisti, presidente della Telecom colombiana, gerente di quella Andi che è l’omologo colombiano della Confindustria, tra l’altro. Ma negli ultimi anni, come presidente di Proantioquia, una fondazione dedicata alla promozione dello sviluppo della regione di Medellín attraverso la cooperazione tra pubblico e privato, si è occupato anche a fondo del processo di pace.

 

All’osservazione che, raggiunto l’accordo sul quarto dei cinque punti in agenda, restano ancora forse sei mesi prima della firma definitiva e della pace vera e propria, l’ambasciatore risponde: “Se il presidente di Colombia Juan Manuel Santos e il presidente di Cuba Raúl Castro hanno deciso di renderlo pubblico, significa che siamo ormai in vista della terraferma”. Anche significativo che l’ambasciatore del paese che prende il nome da Cristoforo Colombo citi una metafora dal viaggio del grande navigatore. “Sì: mancano ancora alcuni mesi prima di raffinare i punti finali. Bisogna ricordare che il tema della giustizia era molto complesso: credo che si sia arrivati a un buon compromesso”.

 

Il processo di pace era rimasto bloccato per un anno. Sul tema del risarcimento alle vittime e della punizione per i crimini commessi durante il conflitto le Farc chiedevano un’amnistia completa, i militari non volevano essere messi sullo stesso piano dei guerriglieri, vittime e familiari delle vittime rifiutavano ogni ipotesi di impunità. Alla fine si è stabilito che l’amnistia non si applicherà alle violazioni di diritti umani gravi, e che comunque ci sarà un doppio regime: tra i 5 e gli 8 anni, con pene alternative se c’è l’assenso delle vittime, in caso di confessione e ammissione della colpa; fino ai 20 anni in caso di non ammissione. “Non c’è da sorprendersi se è rimasto bloccato per un anno, perché sono state le vittime i principali protagonisti del processo di pace. Il processo di pace c’è perché ci sono le vittime. Questo è un altro degli elementi che ne fanno un processo molto innovativo, ma al tempo stesso molto difficile. Sono però sicuro che quando saremo infine arrivati alla conclusione, il processo di pace in Colombia sarà un esempio per il mondo intero”.

 

Ma come si concluderà? Dopo la riforma agraria, la creazione di meccanismi per l’integrazione dei guerriglieri nella vita politica e civile, una nuova strategia di lotta alla droga e la questione delle vittime, il quinto e ultimo tema resta quello del modo in cui i colombiani dovranno dire la loro parola finale sulla pace. Sarà con un referendum o con un voto del Congresso?  “Lo ha detto il presidente Santos fin dall’inizio, che ci sarebbe stato da consultare l’opinione pubblica e la cittadinanza per vedere se sono d’accordo col processo o no. In questo momento, il meccanismo esatto è ancora da stabilire: si è parlato di entrambe le possibilità. E’ comunque sicuro che, in un modo o nell’altro, sarà l’opinione pubblica a dire se è d’accordo con il processo di pace o no”.

 

L’accordo è arrivato subito dopo la visita a Cuba di Papa Francesco, che ha anche parlato in favore del processo di pace in Colombia. Ha però rifiutato una richiesta di incontro con le Farc, e vari giornali hanno anche ipotizzato che avesse declinato un incontro con Santos. Ufficialmente, dunque, il Papa non c’entra con l’accordo. Ma di fatto? “La Chiesa è stata sempre presente in tutti i processi di pace che ci sono stati finora in Colombia. Evidentemente la presenza di Francesco deve aver spinto a fare passi in avanti decisivi. Ma incoraggiamenti non sono venuti solo da Francesco, ma da tutta la comunità internazionale. Mi ha sorpreso molto positivamente la dichiarazione di Kerry a Washington, e abbiamo ascoltato cose molto buone anche qui in Europa. Tutto è utile per rendere il processo irreversibile e arrivare a una conclusione positiva”.

 

[**Video_box_2**]E’ stata una settimana folgorante per il presidente Santos. Lunedì a Quito ha raccolto l’accordo con Maduro per risolvere la crisi al confine con il Venezuela, martedì l’annuncio del nuovo piano anti droga, e poi la pace con le Farc. Il nuovo piano anti droga, che consentirebbe a 26.000 famiglie di coltivatori di sostanze stupefacenti di passare a colture lecite, sembra connesso con il terzo accordo tra governo colombiano e Farc. E’ un caso che il quarto accordo sulla giustizia sia venuto subito dopo? “Non posso dire se sia stata una coincidenza o se vi sia una connessione diretta. Però sicuramente va tutto nella stessa direzione”.

 

Però ora il tema della frontiera si sta ora complicando di nuovo. Sembra che Maduro non stia applicando gli accordi. “Come ambasciatore a Roma, su questo tema non posso ovviamente parlare. Però sono sicuro che dopo la riunione di Quito tutto si risolverà. Sia la ministro degli Esteri colombiana María Ángela Holguín che il governo in generale hanno ben chiaro che c’è da trovare una soluzione”.

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