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Lo Stato islamico lancia una grande campagna contro l’esodo dei rifugiati

La campagna mediatica senza precedenti per convincere chi vuole fuggire verso l’Europa a non partire e a restare invece in Iraq e in Siria all’interno del territorio controllato dal gruppo.

18 Settembre 2015 alle 06:27

Lo Stato islamico lancia una grande campagna contro l’esodo dei rifugiati

Rifugiati siriani entrano in Germania (foto LaPresse)

Roma. Nelle ultime quarantott’ore lo Stato islamico ha lanciato una campagna mediatica coordinata e senza precedenti per convincere chi vuole fuggire verso l’Europa a godere dello stato di rifugiato a non partire e a restare invece in Iraq e in Siria all’interno del territorio controllato dal gruppo. Per ora si tratta di sei video usciti in rapida successione e prodotti in sei regioni diverse in Iraq, Siria e Yemen, ma potrebbero arrivarne altri. Il messaggio è sempre lo stesso: i veri musulmani devono fare la egira, in arabo hijra (la migrazione) verso lo Stato islamico e non la fuga opposta, dallo Stato islamico verso la terra degli infedeli (Dar al Kufr, che da sempre è considerata in opposizione al Dar al Islam, la terra dove vivono i musulmani). Il termine hijra ha una connotazione religiosa e richiama la fuga del profeta Maometto dalla Mecca verso Medina. Abbandonare lo Stato islamico edificando per chiedere protezione e accoglienza agli infedeli è definito “un atto di tradimento”.

 

Il fatto che negli anni scorsi centinaia di volontari fossero partiti dall’Europa per emigrare nello Stato islamico era diventato uno dei leitmotiv della propaganda del gruppo estremista, che tiene molto a sottolineare la presunta bancarotta morale dell’occidente e la superiorità intrinseca del Califfato. Se proprio si deve restare tra gli infedeli allora si deve colpirli e punirli a sorpresa e con ogni mezzo, siano essi civili o militari, con attentati oppure anche, in mancanza di meglio, investendoli con la macchina – diceva un messaggio pubblicato proprio un anno fa (e proprio ieri in Germania un iracheno condannato per terrorismo islamista è stato ucciso dopo avere accoltellato una poliziotta). Ora sta accadendo l’inverso e per l’ideologia dello Stato islamico è veleno puro. Le immagini di migliaia di profughi che fanno il viaggio in direzione opposta, affrontano ogni genere di rischi e di fatica e infine arrivano in Europa accolti da applausi e peluche sono  pubblicità negativa del peggior tipo. All’aspetto ideologico si aggiungono le considerazioni materiali: il Califfato non si può svuotare e il capostesso, Abu Bakr al Baghdadi, lancia appelli all’immigrazione qualificata, come per esempio di dottori.

 

Per scongiurare le fughe gli estremisti hanno imposto un sistema di leggi e di controlli duri, che obbliga chi lascia il territorio dello Stato islamico a offrire la casa e la macchina in garanzia, con la clausola che se non fa ritorno diventeranno proprietà del gruppo. La minaccia, si capisce, non intimorisce chi medita di chiedere asilo in Europa ed è per questo che gli uffici di comunicazione del gruppo stanno correndo ai ripari – il fatto che lo facciano tutti assieme suggerisce che si tratti di un ordine che arriva dall’alto. I video sono girati e montati da professionisti, durano in tutto più di un’ora e tradiscono uno sforzo senza precedenti, che non era stato fatto per gli altri grandi temi dello Stato islamico, come la guerra o le ricorrenze religiose. Gli stessi discorsi del califfo durano in media circa una ventina di minuti e sono episodi singoli e rari. Oltre alle parole, anche le sequenze si somigliano: ci sono i profughi persi in alto mare o picchiati dalla polizia o in fila sotto la pioggia. Torna un altro leitmotiv della propaganda, che è l’abbondanza di frutta e merci sui banchi dei mercati. Il compito è ambizioso: devono persuadere uomini e donne siriani che la vita nello Stato islamico – questa vasta e arida terra di nessuno governata con ferocia e sorvolata dai droni – è meno attraente della vita in uno stato dell’Europa occidentale.

 

[**Video_box_2**]Tutti temono la diserzione generale

 

Anche le altre fazioni impegnate nella guerra stanno lanciando messaggi simili, per timore di perdere i combattenti, meno inclini alla morte che a una nuova vita in occidente. Uno dei capi carismatici delle milizie sciite che combattono in Iraq contro lo Stato islamico ha appena girato un appello video per chiedere ai miliziani di non emigrare. In Siria lo sceicco saudita al Moheisni, un capo religioso vicino al Jabhat al Nusra (che è l’edizione siriana di al Qaida) ha pubblicato una fatwa contro chi parte per l’Europa la settimana scorsa. Gli assadisti danno la caccia ai renitenti alla leva. Persino nei territori curdi le autorità hanno fatto circolare messaggi per scoraggiare la partenza verso ovest.

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