Il presidente cinese Xi Jinping (foto LaPresse)

Il nervosismo del Politburo

Redazione
Le difficoltà economiche mettono alla prova il potere di Xi in Cina

Basterebbero il crollo della Borsa, il rallentamento dell’economia, le tensioni all’estero e i disastri di incompetenza come quello dell’esplosione a Tianjin per far capire che nei palazzi austeri del Partito comunista cinese sta montando la crisi. Ma se finora per il presidente Xi Jinping le difficoltà erano arrivate soprattutto dal versante economico, un editoriale durissimo, inusuale per toni e schiettezza, pubblicato giovedì sui media di stato cinesi mostra che si stanno aprendo delle crepe anche sulla superficie apparentemente granitica dell’apparato politico. Il Partito comunista è un’organizzazione umbratile, delle cui violente battaglie interne non arrivano al mondo che i riverberi più lontani, in cui le lotte fratricide appaiono discussioni cordiali.

 

Nell’editoriale di giovedì, invece, il tono è furioso, completamente fuori da ogni protocollo. Vi si legge che le riforme economiche promesse da Xi stanno incontrando difficoltà “inimmaginabili”, e che gruppi di potere interni (ne sono citati tre:  gli ex leader, i quadri del partito indeboliti dalle riforme e i funzionari contrari alle norme di austerità) impediscono al programma economico del governo di ottenere i risultati sperati. E’ un’ammissione enorme (le riforme non funzionano, in pratica), ma è soprattutto l’emergere di divisioni politiche tanto più gravi perché arrivano alla fine della riunione annuale della leadership a Beidaihe, dove i grandi del Partito decidono l’agenda politica. Le cose non devono essere andate bene, e le strategie su come affrontare le difficoltà economiche sono state probabilmente una causa di rottura. Il crollo delle Borse e del pil hanno rovinato la luna di miele di Xi Jinping, che ha poche soluzioni a disposizione e sente il nervosismo del Politburo.