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Perché in Inghilterra adesso sono le università a scegliere gli studenti

Una rivoluzione epocale. Più meritocrazia, in salsa british. Oggi vengono pubblicati i risultati degli A-levels, la maturità britannica, quindi vengono decisi i destini di migliaia di adolescenti.

13 Agosto 2015 alle 11:09

Perché in Inghilterra adesso sono le università a scegliere gli studenti

Cambridge. Non spaventatevi se gli inglesi conoscono, ad esempio, il cursus studiorum dei candidati leader laburisti: Liz Kendall ha frequentato una grammar school di Watford, Andy Burnham un liceo cattolico sperduto nel Merseyside; e la leggenda vuole che il favorito, il pauperista Jeremy Corbyn, abbia divorziato dalla seconda moglie di fronte alla pretesa di iscrivere il figlio a un pretenzioso istituto storico anziché alla scuola pubblica sotto casa. L’istruzione è sempre stata un’ossessione britannica perché il modo in cui si è fatto il liceo risulta sovente decisivo per la vita, a cominciare dall’ammissione all’università. Per entrare a Cambridge o a Oxford bisogna superare nell’autunno dell’ultimo anno delle superiori una selezione che resta condizionata all’ottenimento del massimo dei voti alla maturità nell’estate successiva.

 

Oggi vengono pubblicati i risultati degli A-levels, la maturità britannica, quindi vengono decisi i destini di migliaia di adolescenti. Da giorni i quotidiani pubblicano storie di diplomati di successo, per caricare i ragazzi, di persone riuscite a farcela anche con voti mediocri, per consolarli, e di professoresse progressiste consapevoli che nessun voto è mai sufficiente a indicare il valore intrinseco di un candidato. C’è qualcosa di diverso stavolta, e nonostante la propensione britannica per l’understatement si può parlare di cambiamento epocale e rivoluzione copernicana. Da quest’anno le università inglesi, indipendentemente dagli A-levels, possono ammettere un numero illimitato di studenti per mezzo dei clearings, che fino all’anno scorso erano una quota fissa minoritaria per garantire il diritto di studio a meno capaci e più sfortunati. L’abitudine era che nell’istante della pubblicazione dei risultati gli studenti si precipitavano ad accettare il posto che avevano ottenuto nell’università preferita prima che se l’accaparrasse qualcun altro. Nei giorni scorsi è accaduto il contrario: grazie ai clearings illimitati alcune università dell’elitario Russell Group – Birmingham, Leicester, Nottingham, Sussex – hanno già offerto posti incondizionati (l’uovo oggi) onde accaparrarsi studenti bravi ma dall’ammissione incerta in università più prestigiose (la gallina domani).

 

In un periodo di elevata incertezza economica, gli studenti tendono ad accettare anche perché l’offerta è accompagnata da borse di studio non generosissime ma dignitose. Potrebbe essere un effetto a lunga scadenza dell’innalzamento delle rette voluto cinque anni fa dal forse troppo biasimato ex ministro David Willetts, che ha portato a una maggiore disponibilità di liquidi che permette offerte alla cieca. A lungo andare il cambiamento sarà paragonabile alla repentina apertura delle nuove università a inizio Novecento (Birmingham, Manchester, Liverpool, Leeds…) dopo che per più di sei secoli, fino all’inaugurazione di Durham e Londra nell’Ottocento, le sole università inglesi erano state Oxford e Cambridge. Nell’ultimo secolo gli studenti hanno scelto l’università; d’ora in poi le università sceglieranno gli studenti.

 

[**Video_box_2**]La riforma aprirà probabilmente le porte a più frequenti ingressi da una fascia sociale più bassa. Se ciò porterà a un effettivo miglioramento della cultura media nelle classi meno abbienti è da vedersi, sia perché i numeri dimostrano che restano comunque refrattarie allo studio, sia perché un inevitabile effetto collaterale dei clearings illimitati sarà l’abbassamento di livello dei corsi: gli studenti migliori erano già sicuri di andare all’università, stiamo parlando di ammettere quelli meno promettenti. Tuttavia il principale problema resta l’elefante nella stanza di cui nel silenzio generale ha parlato Peter Wilby sul New Statesman: nessuna politica di mobilità sociale in Inghilterra sarà efficace fino a che al moto ascensionale dei poveri meritevoli non corrisponderà la discesa dei ricchi immeritevoli, fino a che per ogni figlio di benzinaio messo in condizione di laurearsi non ci sarà un upperclass twit costretto a friggere hamburger.

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