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Il testacoda ideologico del dopo Ferguson

Gli attivisti di Black Lives Matter hanno ottenuto l’effetto pubblicitario desiderato quando sabato hanno interrotto a Seattle un comizio del candidato democratico Bernie Sanders, ma la ratio ideologica del gesto non è facile da rintracciare.

10 Agosto 2015 alle 20:36

Il testacoda ideologico del dopo Ferguson

Una manifestazione degli attivisti di Black Lives Matter

Gli attivisti di Black Lives Matter hanno ottenuto l’effetto pubblicitario desiderato quando sabato hanno interrotto a Seattle un comizio del candidato democratico Bernie Sanders, ma la ratio ideologica del gesto non è facile da rintracciare. Appare almeno bizzarro costringere al silenzio un avvocato del socialismo scandinavo, con i suoi multiculturali sogni di tolleranza e una buona dose di rabbia per le disuguaglianze, uno che parla una lingua veteromarxista e agita il pugno chiuso davanti alla folla. Se Sanders merita il bavaglio degli attivisti per l’uguaglianza razziale, cosa spetta agli altri? Sulle prime il senatore è rimasto sorpreso, e poi molto seccato quando ha capito che i giovani non si sarebbero accontentati di un’introduzione, volevano il palco e il suo pubblico tutto per loro. E’ stato un’incidente isolato, dicono dal cuore organizzato della protesta, quelli non c’entrano niente con il movimento che è ritornato in piazza nel fine settimana per l’anniversario della morte di Michael Brown a Ferguson. Qualcuno ha fatto addirittura notare che la giovane a capo del blitz di Seattle era stata in passato una sostenitrice di Sarah Palin, dunque in qualche modo la colpa è del Tea Party. Nonostante il carattere confuso dell’iniziativa, Sanders si è ritrovato a inseguire i suoi disturbatori, nominando come portavoce della campagna un’attivista di Black Lives Matter di nome Symone Sanders.

 

L’episodio spiega in modo efficace quanto sia vasto e contraddittorio l’agglomerato popolare che va sotto le insegne di Black Lives Matter e di centinaia di altri hashtag polemici ai quali non può sfuggire nemmeno il più politicamente corretto dei candidati. La gravissima serie di omicidi di ragazzi neri in America è un capitolo terribile che merita contromisure inequivocabili, ma non è un passepartout ideologico che apre tutte le porte, anche quelle dell’intolleranza e del libero sfogo della violenza. Com’è successo domenica notte a Ferguson, durante le manifestazioni per l’anniversario, quando la polizia ha sparato a un uomo armato coinvolto in uno scontro a fuoco fra gruppi di manifestanti. Il ragazzo è in gravissime condizioni. E il movimento per l’uguaglianza razziale non se la passa tanto bene.

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