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Da Bush-Clinton a Bush-Clinton, il trono di spade della politica americana

“Che differenza fa”, aveva chiesto G.W. Bush al fratello Jeb (o sarebbe meglio dire Jeb!) quando era ora di decidere, “se l’ordine è Bush/Clinton/Bush/Obama/Clinton o Bush/Clinton/Bush/Obama/Bush?”. Si soffrirà comunque.

23 Luglio 2015 alle 13:50

Da Bush-Clinton a Bush-Clinton, il trono di spade della politica americana

Li vedi sulla copertina di Time, con il titolo “Games of Thrones” e la scritta: i loro piani per il 2016, e per un attimo ti senti svenire. No, dai. Che piani hanno Bill Clinton e George W. Bush? Poi ti riprendi, perché sai che questa non è la prima stagione della Dynasty politica degli Stati Uniti, siamo già piuttosto avanti e loro non sono più i protagonisti, hanno lasciato il passo chi alla moglie e chi al fratello. Ma i troni, ecco, quelli contano. E non cambia molto quale sia la sequenza, o meglio, cambia tantissimo, ma non per quella consapevolezza dinastica che va un po’ di traverso agli Stati Uniti ma che in questo Trono di Spade è tutto, “che differenza fa”, aveva chiesto G.W. Bush al fratello Jeb (o sarebbe meglio dire Jeb!) quando era ora di decidere, “se l’ordine è Bush/Clinton/Bush/Obama/Clinton o Bush/Clinton/Bush/Obama/Bush?”. Si soffrirà comunque.

 

Bill dice che “gran parte del mio ruolo è quello di dare consigli, se qualcuno me li chiede”, nulla di invasivo insomma, “cerco di non offrirli neppure, i consigli, quando siamo a casa, se non su richiesta. Ma lei – Hillary, la moglie, la candidata democratica – è piuttosto brava a chiedermene ogni tanto”. Per ora quel che si sa è che tutto sarà molto complicato, “non so dire chi vincerà – spiega George W.  – ma posso già dirvi che cosa sta per succedere”. E’ sempre la solita cosa, le sparate, le crisi, i finanziamenti, “alla fine chi è più capace a guidare il proprio partito viene nominato”. Si soffrirà comunque.

 

George W. non sa quanto si offenderà quando cominceranno le accuse e le cattiverie, sa che ci aveva messo un po’ a digerire quelle su suo padre, ai tempi, “sarà interessante vedere l’impatto oggi su di me”. Bill racconta già vecchie storie, il fatto di aver chiesto a Hillary tre volte di sposarlo prima che lei dicesse sì, “la prima volta fui io a dirle: vorrei che mi sposassi ma tu non dovresti farlo”. Ci sarebbe da picchiarlo, Bill, ma come si fa, visto che riesce a dire anche che Hillary non pensava affatto di entrare in politica, “sono troppo aggressiva, nessuno voterebbe per me”. E poi Bill scuote la testa, “è una storia vera”, roba da gelare il sangue, ma i due ex presidenti tengono più ai troni, alla pace persino, “non ho mai fatto un ritratto di Bill – dice George W. – rovinerebbe la nostra amicizia”. Certo, rincara Bill, “non ce la può fare a farmi bene questo naso bulboso”.

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