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Se per fare l'ecologista, Cameron rischia di fare la fine della volpe

Il dibattito sulla caccia alla volpe spacca il Regno Unito come nemmeno la Brexit

14 Luglio 2015 alle 06:04

Se per fare l'ecologista, Cameron rischia di fare la fine della volpe

Foto LaPresse

Londra. Le volpi, nel Regno Unito, non godono di buona stampa. Ce ne sono troppe, portano malattie, ogni tanto i tabloid raccontano storie dell’orrore di animali rossastri che si intrufolano nelle culle dei bambini e li attaccano. Boris Johnson vorrebbe sterminare quelle londinesi, spelacchiate, aggressivissime e onnipresenti, mentre David Cameron sta cercando di camuffare dietro un intento animalista-ecologico-salutista, ossia quello di contenere in modo naturale il sovrapopolamento di volpi, la la battaglia più Tory del mondo: il ritorno della caccia alla volpe, quella con i cavalli e un’intera muta di cani, roba da far sognare l’elettorato country e fargli tirare fuori dalla naftalina la giacca rossa, il kepì delle grandi occasioni e i pantaloni bianchi.

 

Da quando nel 2004 fu abolita nell’Hunting Act, infatti, la caccia alla volpe in Inghilterra e in Galles è possibile, ma solo con due cani, invece dei circa 35 della caccia tradizionale. Il motivo? Così l’animale corre meno rischi di morire tra atroci patimenti sbranato dai suoi inseguitori canini e può aspettare una fine più svelta per mano di una pistolettata misericordiosa del cacciatore. Ma il divertimento è dimezzato, dicono  i cacciatori, e soprattutto in alcune zone particolarmente selvagge diventa difficile ritrovare la volpe, che a quel punto rimane ad agonizzare da sola e fa una brutta fine per davvero.

 

Il tema è di quelli che dividono più della Brexit e Cameron, che un tempo promise di cancellare in blocco il bando contenuto nell’Hunting Act, rischia la sua prima sconfitta. Nel suo partito la maggioranza è a favore dell’ammorbidimento delle leggi sulla caccia alla volpe e anche gli oltranzisti del foxhunting ammettono che una soluzione soft è meglio di un tentativo di revisione radicale del testo, destinato a un fallimento quasi certo. Ma alcuni ministri ed esponenti di spicco dei Tory – tra cui il verdissimo aspirante sindaco di Londra Zac Goldsmith – hanno già espresso il loro parere contrario, dato che il partito ha una vena animalista e urbana che davanti alla parola “caccia” storce il naso, oltre al fatto che dopo essersi presentato come il partito della “working class’”alle ultime elezioni in alcune circoscrizioni è meglio non inerpicarsi su sentieri pericolosi.

 

I Labour sono ovviamente contrari e, ancora una volta, quelli in bilico sono i LibDem, o quello che rimane di loro. Nel pugno di costituency in cui ancora danno segni di vita ce ne sono alcune di campagna, di quelle in cui la gente è tradizionalista e la caccia alla volpe la vuole. Un partito che decidesse di votare contro rischierebbe di giocarsi l’elettorato “per una generazione, forse per sempre”, commenta sconsolato un esponente dell’ex partito di governo. A questo punto restava l’Snp, cui la questione non sta particolarmente a cuore visto che in Scozia si va a caccia con tutti gli animali che uno vuole, basta che la volpe sia uccisa con un colpo di grazia, pena sei mesi di carcere. Ma era difficile immaginare che il partito di Nicola Sturgeon e di Alex Salmond regal​asse​ gratis il suo appoggio a Cameron, che nel chiedere favori a loro si ritrova sempre un po’ nella posizione della  volpe.​ Il voto era previsto per mercoledì, ma prima un portavoce ha annunciato che Snp avrebbe votato contro la proposta dei Tory "arroganti" per ricordare loro "quanto sia sottile la loro maggioranza", poi, martedì, i rappresentanti scozzesi hanno ottenuto un rinvio del voto, probabilmente a settembre.

 

Ma pure nel caso sempre più improbabile di successo del voto, il ritorno della caccia alla volpe è un argomento peloso. Se sul tavolo ci fosse il dossier parallelo dei tassi – le bestiole bianche e nere anch’esse definite ufficialmente “vermine”, “animali molesti”e costantemente al centro di dibattiti sul loro possibile sterminio – il problema sarebbe meno simbolico. Ma quella sui diritti dei cacciatori è una battaglia da conservatore alla Evelyn Waugh, tanto più per un primo ministro blasé come Cameron e per un governo in cui molti membri sono facilmente immaginabili circondati da una muta di foxhound inglesi, quella sorta di beagles più slanciati.  Secondo il commentatore politico Matthew D’Ancona il tema rischia di rendere i Tory “di nuovo tossici”, ossia di confermare quell’immagine di “nasty party”, di partito cattivo che ha a cuore solo gli interessi delle élite, di spazzare via tutte le campagne d’immagine per renderlo più vicino alla gente comune.

 

[**Video_box_2**]Oltre al fatto che il tentativo di far passare il voto sotto silenzio non è andato benissimo, visto che gli ambientalisti e gli animalisti e le celebrities si sono già attivati e promettono guerra. Il loro portavoce è Brian May, ex chitarrista dei Queen e animalista convinto, il quale ha fatto presente che la scusa che la misura possa aiutare i contadini a liberarsi dai fastidiosi animali è ridicola, e che divertirsi vedendo un’altra creatura soffrire è “un comportamento da psicopatici”. Pochi giorni fa a Newsnight, uno dei programmi di punta della Bbc, ha definito i cacciatori di volpi “un branco di bastardi bugiardi”. E comunque vada, anche se la sua maggioranza risicata di Tory, LibDem, Snp e gallesi dovesse bastargli giovedì, Cameron dovrà vedersela anche con la Camera dei Lord, dove i LibDem e i Labour, se uniti, hanno un bel vantaggio e potrebbero tenere la misura ad agonizzare per un po’.

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