La grande austerità che ha fermato la “rivoluzione Bella Tsì”

Continua la lotta per la sovranità, dice Tsipras. Ma ora bisogna mantenere le promesse, anche nei parlamenti

13 Luglio 2015 alle 17:12

La grande austerità che ha fermato la “rivoluzione Bella Tsì”

Il premier greco Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Bruxelles. L'allegra brigata di intellettuali, economisti e politici della “rivoluzione Bella Tsì” si è risvegliata con il tipico mal di testa di un'intensa sbornia questa mattina. Dopo sei mesi di guerra contro la Troika, il Memorandum, il Fondo Monetario Internazionale “criminale” e i creditori europei “terroristi”, il loro condottiero ha accettato la resa incondizionata. Il primo ministro e leader di Syriza, Alexis Tsipras, ha sottoscritto il commissariamento della politica economica e di bilancio della Grecia e la più dura cura di austerità e riforme che il paese abbia conosciuto dall'inizio dell'attuale crisi del debito nel 2010. “L'hashtag #ThisIsACoup è assolutamente corretto”, ha scritto sul suo blog il premio Nobel Paul Krugman, sostenendo che le condizioni poste a Tsipras dagli europei e in particolare dalla Germania sono “pura vendetta” e la dimostrazione che “i creditori possono distruggere la tua economia” se adotti una linea neokeynesiana. Ma, più che aver capitolato alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, il primo ministro greco è stato costretto a fare i conti con la quasi unanimità contro di lui – solo Italia e Francia erano pronte a un po' di magnanimità – e soprattutto con la realtà economica e sociale prodotta dal suo esperimento politico: il salto verso l'ignoto – l'uscita della Grecia dalla zona euro che i partner erano pronti a affrontare sulla base di un'analisi costi-benefici – avrebbe significato – e può ancora significare – il caos nel paese e la miseria della popolazione, dopo le file ai bancomat, i controlli sui capitali, la quarantena dall'economia globale e le imprese chiuse. La “rivoluzione Bella Tsì”, i sei mesi di negoziati, la rottura con i creditori a fine giugno, il referendum di inizio luglio potrebbero essere costati alla Grecia il 6,5 per cento di pil, secondo i calcoli delle istituzioni della ex Troika, che ora prevede per il 2015 una recessione del 2-4 per cento contro una crescita del 2,5 stimata a inizio anno.

 

Per limitare i danni ed evitare la catastrofe della Grexit, i leader della zona euro hanno offerto a Tsipras tra gli 82 e gli 86 miliardi di nuovi prestiti – soldi garantiti dai contribuenti europei – a una condizione. Entro mercoledì 15 luglio, il governo e il parlamento dovranno legiferare per aumentare l'Iva, riformare le pensioni, salvaguardare l'indipendenza dell'ufficio statistico e introdurre tagli alla spesa quasi automatici in caso di deviazione dagli obiettivi di avanzo primario. Entro il 22 luglio, dovranno adottare il codice di procedura civile e trasporre nella legislazione nazionale le regole europee sulla chiusura e ristrutturazione delle banche in difficoltà. Al contempo, il governo Tsipras dovrà “impegnarsi formalmente” a introdurre una clausola deficit zero per i costi pensionistici, liberalizzare commercio, farmacie, panifici, professioni e traghetti, procedere alla privatizzazione dell'operatore della rete elettrica, e rendere più flessibile il mercato del lavoro. Le privatizzazioni saranno di fatto sottratte alla sovranità greca: se l'idea di appaltare il processo a un organismo a Lussemburgo è stata scartata grazie alle pressioni di Francia e Italia, Atene dovrà trasferire fino a 50 miliardi di attivi a un fondo indipendente che sarà sottoposto alla "supervisione" delle istituzioni europee. I primi 25 miliardi di ricavati andranno a rimborsare gli aiuti per ricapitalizzare le banche, il resto sarà suddiviso a metà tra riduzione del debito e investimenti.

 

Per tentare di tenere alto il morale della sua brigata, e confrontato alla rivolta delle sue truppe interne con decine di parlamentari di Syriza pronti a votare contro il suo compromesso, Tsipras ha promesso che la Grecia continuerà a “lottare per riconquistare la sovranità perduta”. In realtà, l'accordo raggiunto questa mattina all'Eurosummit è il più intrusivo programma di assistenza finanziaria degli ultimi cinque anni. La Troika farà il suo grande ritorno ad Atene: il governo dovrà “consultare e concordare” con Fmi, Bce e Commissione tutti i progetti di legge che hanno impatto economico e di bilancio “prima di sottoporli a consultazione pubblica o al parlamento”. Infine, i provvedimenti dei primi cinque mesi della “rivoluzione Bella Tsì” - come i rimborsi in 100 rate degli arretrati fiscali con consistenti sconti e la riassunzione del personale licenziato nel pubblico impiego – dovranno essere ritirati, con l'eccezione della legge sulla “crisi umanitaria”.

 

[**Video_box_2**]Se la Grecia guidata da Tsipras non avrà fatto tutto questo in poche ore, l'accordo di oggi non varrà più nulla e sarà Grexit. Niente negoziati sul prestito da 82-86 miliardi. Niente finanziamento ponte per pagare alla Bce 3,5 miliardi di bond greci in scadenza il 20 luglio e rimborsare gli arretrati al Fmi. Il Bundestag ha calendarizzato il voto per concedere il via libera ai negoziati sul nuovo prestito venerdì, per verificare che Tsipras mantenga gli impegni. La Bce ha già inviato un avvertimento, mantenendo invariato il livello della liquidità di emergenza del programma ELA a 89 miliardi. In altre parole, con la Bce in stand by fino a quando non inizieranno i negoziati sul nuovo prestito, le banche rimarranno chiuse. Almeno, “in questa lotta molto dura, abbiamo ottenuto una ristrutturazione del debito e un finanziamento a medio termine”, ha detto Tsipras dopo l'Eurosummit. Sono le stesse concessioni che i creditori avevano offerto da febbraio a giugno, in cambio di condizioni molto meno dure per la Grecia, prima del “Grande Oxi” che ha suggellato l'apoteosi e la fine della “rivoluzione Bella Tsì”.

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