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"I ciarlatani contro l'Europa". Chi sono gli amici di Tsipras secondo il Point

Dietro l'internazionale di Syriza e dei caudilli c'è il grande equivoco della demagogia spacciata per democrazia. Inchiesta del settimanale francese.

9 Luglio 2015 alle 13:44

"I ciarlatani contro l'Europa". Chi sono gli amici di Tsipras secondo il Point

Il social-nazionalismo è in marcia, scrive Franz-Olivier Giesbert sul numero del Point uscito oggi, “tocca a noi fermarlo”. Non c’è soltanto la crisi economica e finanziaria, c’è soprattutto la “questione ideologica”, scrive Giesbert nell’editoriale che apre il magazine francese: “L’affaire greco ha fatto emergere i sovranisti di tutte le obbedienze, dal Front national al Front de gauche, ma anche del Partito socialista e dei Républicains. Parlando la stessa lingua, sembrano pronti a fare delle cose insieme”. Bisogna fermarli, questi “ciarlatani contro l’Europa”, come recita la copertina del Point, sottolineando che questo è “uno scontro storico” che non finisce con l’Iva o l’età pensionabile alzate ai greci. Alexis Tsipras, idolo di questi ciarlatani, viene intervistato – è in realtà un’anticipazione di un’intervista fatta da Patrick Wajsman che uscirà il 15 luglio sulla rivista Politique internationale, di cui lui è fondatore e direttore – e dice, tra le altre cose, che “colui che ha mostrato più coraggio è Papa Francesco”. “Se fosse un cittadino greco, questo papa ‘così sociale’ voterebbe senza dubbio Syriza”, dice Wajsman, e Tsipras conferma: “Mi piacerebbe molto non escludere questa ipotesi”.

 

Il dossier si apre con un articolo che analizza “la gigantesca impostura” che minaccia l’Europa, che inizia dicendo che a furia di parlare del fatto che i greci hanno inventato il concetto stesso di democrazia nell’antichità ci si è dimenticati che contestualmente fu inventato anche quello di demagogia. Ha prevalso quest’ultima, e ha creato un “big bang ideologico” che il Point declina nel mondo cultural-politico francese – ma anche in Italia la lista è lunga. I sovranisti, i nemici dell’austerità e del neoliberismo, i fan della decostruzione europea festeggiano “convinti che la ratifica popolare à la greca dia loro ragione”: ci sono, tra gli altri, Marine Le Pen, Jean-Luc Mélenchon, passando anche per il tycoon Matthieu Pigasse diventato amico del terzomondista ex ministro dell’Economia Arnaud Montebourg (che ha annunciato le sue ambizioni presidenziali proprio quando è stato reso ufficiale il risultato del referendum greco), il solito Thomas Piketty (con foto: il privilegio delle star). L’internazionale di Syriza – che sulla copertina è definita “l’internazionale degli impostori – comprende Beppe Grillo, naturalmente, il leader di Podemos Iglesias, il presidente russo Putin, il presidente cubano Raul Castro, quello del Venezuela Maduro, quello della Bolivia Morales, quella dell’Argentina Kirchner, e Gerry Adams, capo del Sinn Fein. Senza andare troppo lontani dal proprio paese, Nicolas Baverez ricorda che “la Francia è una grossa Grecia”, e non c’è molto da ironizzare o diventare tifosi: anche a Parigi o si riforma o si esce dall’euro.

 

[**Video_box_2**]Negli interventi di vari pensatori e politci emerge il tema della debolezza – siamo tutti più deboli dopo il referendum, compreso il vittorioso Tsipras – della necessità di dare una legittimità politica all’euro, di farlo respirare, anche, questo povero euro, così come c’è James Galbraith, professore texano vicino all’ex ministro delle Finanze greco Varoufakis, che festeggia per il “no” e dice che i dirigenti europei devono prendersi le loro responsabilità, e non Tsipras che non ha più colpe di tutti i suoi predecessori, “la colpa è di chi si è succeduto al potere a partire dagli anni Novanta” (Galbraith dice anche che la Grexit non ci sarà, “è estremamente difficile uscire dall’euro, e il popolo non se lo augura”). Kenneth Rogoff, economista di Harvard ed ex capo economista del Fmi dal 2001 al 2003, mette un po’ in ordine fatti e ideologia, ricorda che ci sono stati tanti errori, anche nella costruzione dell’Europa e nella gestione dei negoziati (i più grossi errori sono stati fatti negli anni Novanta, “ma quel che è fatto è fatto: a volte, quando hai cinque figli, non divorzi”). Ma è stato il governo greco a rifiutare un’offerta che in realtà andava benissimo. Ora toccherà a tutti pagare, sia che la Grecia resti dentro all’Europa sia che esca (dovremo aiutarla comunque, dice), non sappiamo quali saranno le conseguenze, ma “quel che non ti uccide ti rende più forte”.

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