Equilibrismi francesi

Hollande fa il mediatore generoso con Merkel perché è il cattivo alunno della classe. Il presidente francese vis-à-vis con la cancelliera, ma sulla Grecia l’asse franco-tedesco ha un problema di benevolenza

7 Luglio 2015 alle 10:09

Equilibrismi francesi

François Hollande con Angela Merkel (foto LaPresse)

Bruxelles. Evitare che i mercati si accorgano del nuovo malato d’Europa, calmare la sinistra del Partito socialista tentata dal populismo anti capitalista di Syriza e preparare la candidatura alle presidenziali del 2017: François Hollande ha almeno tre ragioni per presentarsi come il grande mediatore tra Alexis Tsipras e Angela Merkel. “Sono pronto ad aiutarti, ma aiutami ad aiutarti”, avrebbe detto il presidente francese nella prima conversazione telefonica avuta dal primo ministro greco con un leader della zona euro domenica, appena dopo il successo del “no” nel referendum. Il rischio di Grexit è reale e Hollande avrebbe consigliato a Tsipras di fare “un gesto di buona volontà” nei confronti dei partner europei per evitare la catastrofe, ha fatto sapere l’Eliseo. La cancelliera tedesca ha accettato un invito a cena ieri sera a Parigi, in un mini summit a due che ha ricordato l’èra del “Merkozy”, quando i compromessi della coppia franco-tedesca predeterminavano gli esiti dei vertici sulla crisi dell’euro. “La porta è aperta”, ma “le precondizioni” per negoziare un nuovo prestito “non ci sono”, ha detto Merkel dopo il faccia a faccia. “In questa Europa c’è spazio per la solidarietà, ma c’è anche la responsabilità: è questo equilibrio che deve essere la nostra linea di condotta per i prossimi giorni”, ha dichiarato Hollande riprendendo un principio merkeliano.

 

Nonostante la loro “benevolenza” i francesi alla fine “seguono i tedeschi”, ha spiegato l’opinionista del quotidiano Opinion Eric Le Boucher. L’esercizio di equilibrismo di Hollande è delicato per la posizione della Francia sui mercati. Dal 2010 Parigi non è mai stata nell’occhio del ciclone della crisi, malgrado la continua violazione delle regole europee sul deficit, il ritardo nelle riforme e la fragilità del sistema bancario.

 

Aiutati dal Merkozy, gli investitori hanno sempre inserito la Francia tra i cosiddetti “core countries”: i paesi destinati a rimanere ancorati all’euro in caso di disintegrazione dell’unione economica e monetaria. Ma una rottura con Berlino potrebbe cambiare le cose e mettere in dubbio la posizione francese. Del resto, Nicolas Sarkozy sabato ha accusato Hollande di aver rotto la strategia dell’asse franco-tedesco nel momento del bisogno. Gli indicatori economici rivelano che la Francia sta diventando, dal punto di vista finanziario, una piccola Italia. Debito pubblico al 100 per cento del pil, deficit impossibile da ridurre con i tagli alla spesa, crescita alimentata da un settore pubblico ipertrofico e troppe tasse per liberare le energie del settore privato.  La Francia è “generosa” perché “siamo il cattivo alunno della classe”, ha spiegato l’economista Elie Cohen. L’equilibrismo vale anche in politica interna. I partiti estremisti – il Front national di Marine Le Pen a destra e il Front de gauche di Jean-Luc Melenchon a sinistra – si sono appropriati del “no” greco.

 

[**Video_box_2**]Le conseguenze di una Grexit sulla popolazione greca potrebbero essere d’insegnamento per gli elettori francesi, in particolare tra le classi popolari, che stanno migrando verso i populisti. Ma il referendum di domenica e il dibattito sulla Grexit hanno ridato credibilità a Le Pen e visibilità a Melenchon, pronti a sventolare la bandiera del nazionalismo anti euro alle presidenziali del 2017. La sinistra del Ps, i cui esponenti sono andati a Atene a festeggiare Tsipras, è tornata invece alla carica sulla necessità di “ri-orientare” la politica economica dell’Europa in chiave anti Merkel. Prima del voto Maintenant la gauche, una delle correnti della sinistra socialista, aveva chiesto al “popolo greco di rifiutare l’austerità e di scegliere la via della dignità, nella speranza di un’altra Europa”. Secondo il presidente dell’Assemblea nazionale, Claude Bartolone, “se l’Europa si intestardisce nelle sue derive, gli effetti recessivi delle politiche di austerità continueranno a produrre risentimento popolare in numerosi paesi”. Tradotto: la sinistra Ps chiede di interrompere la lenta marcia delle riforme avviata dal governo di Manuel Valls. Paradossalmente, l’inutile mediazione di Hollande offre un’occasione a Matteo Renzi per allacciare un rapporto più stretto con la cancelliera. “Le dichiarazioni degli ultimi giorni del presidente del Consiglio italiano sono state lette con attenzione a Berlino”, spiega una fonte tedesca a Bruxelles.

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