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Dieci anni dopo la strage multiculti di Londra noi siamo sempre più stanchi e gli islamisti sempre più impassibili

Londra ha pianto morti e mutilati nel decimo anniversario della strage del 7 luglio 2005. Cinquantasei vittime per mano di kamikaze con certificato di nascita di Luton, Bradford, Manchester.

7 Luglio 2015 alle 20:30

Dieci anni dopo la strage multiculti di Londra noi siamo sempre più stanchi e gli islamisti sempre più impassibili

Un combattente dello Stato islamico

Londra ha pianto morti e mutilati nel decimo anniversario della strage del 7 luglio 2005. Cinquantasei vittime per mano di kamikaze con certificato di nascita di Luton, Bradford, Manchester. Alcuni giorni fa, in una spiaggia sul Mediterraneo, il jihad è tornato a uccidere trenta inglesi. Ma a dieci anni di distanza – è la tesi di alcuni osservatori – “they still don’t get it”. Non abbiamo capito che il terrore che colpì la metropoli era una guerra, non l’ipotesi di pochi fanatici, ma la vocazione dei migliori dell’integrazione, ragazzi e ragazze musulmani che hanno frequentato la Foremarke Hall di Repton che annovera tra i suoi ex allievi scrittori come Christopher Isherwood e arcivescovi di Canterbury. Ragazzi e ragazze che ascoltavano i Coldplay, volevano cambiare il mondo e si facevano fotografare con i ministri (come Reyaad Khan, uno dei capi della cellula inglese agli ordini del califfo).

 

Una cifra? Viene da Shiraz Maher, dell’International Center for the Study of Radicalisation: “Ci sono più musulmani inglesi nelle file dell’Isis che nelle Forze armate britanniche”.  L’occidente, Inghilterra in testa, dieci anni fa portò la guerra nel cuore del medio oriente e mentre a Londra venivano attaccati bus e metro, a Baghdad i terroristi assassinavano l’ambasciatore egiziano. Dieci anni dopo, siamo in ritirata e la menzogna è diventata luogo comune con le parole dell’allora ambasciatore inglese a Roma, Sir Ivor Roberts: “Bush è il più efficiente reclutatore di al Qaida”. Dieci anni dopo, chi non è in ritirata è un islam guerriero che conosce la democrazia inglese e la abita sapendo usarla. Shahid as usual. Imam come Anjem Choudary e altri “profeti celesti” continuano a farsi beffe della libertà inglese, la più indispensabile al mondo. Il think tank Student Rights Group ha appena rivelato che ogni anno nelle università del Regno Unito tengono conferenze cento estremisti islamici. Proliferano i “Jihadi John”.

 

[**Video_box_2**]Dieci anni fa, Tony Blair nominò consulente Tariq Ramadan, il fratello dalla lingua biforcuta. Dieci anni dopo, David Cameron chi ha preso come consulente? Tariq Ramadan. Perché non si è capito che il retroterra del jihad è il multiculturalismo, questo giardino delle delizie con cento corti della sharia su cui noi non mettiamo il becco per paura di scorrettezza ideologica, dove ferve la sottomissione all’unico Dio e dove i terroristi islamici sono o giustificati o negati. A dieci anni dai botti di King’s Cross ripetiamo lo stesso copione con lo stesso spin blairista per coprire lo stesso buco dell’appeasement tramite lo stesso gioco di specchi: nascondiamo le immagini del dolore per non spaventare la gente; nascondiamo che gli attentatori, vecchi e nuovi, sono insider; siamo prigionieri delle nostre libertà ma proclamiamo che non cambieremo “stile di vita”; mascheriamo sotto le insegne del diritto la rinuncia a batterci; censuriamo i criteri fondativi della nostra civiltà. Samuel Johnson una volta ha detto che chi è stanco di Londra è stanco della vita. Dieci anni dopo, non è che noi siamo sempre più stanchi e loro sempre più impassibili? Intanto, da dieci anni, arrivano in aereo, in treno o in bus, ci fanno saltare in aria mentre ci ripetono che amano la morte più di quanto noi amiamo la vita.

 

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