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“Può andare bene o male”

Anche l’embargo sulle armi all’Iran complica il negoziato di Vienna

Slitta di nuovo la deadline, ma gli ostacoli sono ancora molti. I piani petroliferi di Teheran e la visita asiatica di Rohani.

6 Luglio 2015 alle 06:15

Anche l’embargo sulle armi all’Iran complica il negoziato di Vienna

Il tavolo negoziale lunedì a Vienna (foto LaPresse)

Milano. Oggi sarebbe il gran giorno dell’accordo sull’Iran, che aspettiamo da almeno un anno – in realtà è un decennio – anche se ancora il deal deve essere limato e definito “perché gli ostacoli ci sono”, come ripetono i funzionari a Vienna, e un pezzo di mondo seduto al negoziato più importante del mondo, il pezzo di mondo europeo, è distratto dal suo dolore greco. Il segretario di stato americano in stampelle, John Kerry, dice che può andare bene come può andare male, con il suo solito fare enigmatico che preannuncia disgrazie, la delegazione iraniana pare abbia problemi di alloggio e abbia dovuto cambiare albergo, soprattutto i tempi sembrano dilatarsi, e quando si sente dire “nei prossimi giorni” ci sarà l’accordo, di intende ormai la data di giovedì (ne è già scaduta un’altra, il 30 giugno scorso).

 

I commentatori ottimisti, che sono la maggior parte e riempiono colonne di giornali e talk-show televisivi, ripetono che il clima è di quelli da momento storico, l’accordo ci sarà, e anche se nelle scorse settimane l’impressione è stata un po’ diversa, loro insistono sul fatto che uno sforzo diplomatico di questo genere non si era mai visto, bisogna crederci. Il problema è che non si sa in nome di che cosa sia necessario essere fiduciosi, dal momento che le garanzie sono poche e le conseguenze invece sono tante e – se si fa eccezione per il popolo iraniano che ha sopportato come sempre accade nei regimi il peso dell’isolamento e ora sogna a occhi aperti la festa dell’apertura al mondo – molto pericolose. Le sanzioni restano ancora il nodo più discusso: nel tardo pomeriggio ieri la Reuters ha riportato le parole di un funzionario occidentale: “Gli iraniani vogliono che siano tolte le sanzioni sul sistema missilistico, dicono che non c’è alcuna ragione di collegare la questione del nucleare a quella dei missili balistici, una opinione che è difficile da accettare, non c’è interesse per questo dalla nostra parte”. Secondo gli iraniani, l’occidente non solo non vuole togliere le sanzioni dal sistema missilistico, ma vuole anche chiedere la sospensione dell’intero programma, e questo è da sempre per Teheran inaccettabile. Non per niente il negoziato è definito il “nuclear chicken”, prendendo spunto da quel “chicken game” della teoria dei giochi che spiega l’impasse dei negoziati: chi cede per primo?

 

[**Video_box_2**]Mentre si discute, il mondo intorno si prepara, soprattutto il business. Ieri il Wall Street Journal spiegava che l’Iran, una volta raggiunto l’accordo che lo toglierebbe dall’isolamento trentennale, vuole raddoppiare le esportazioni di petrolio. Il ministro iraniano per la Pianificazione e la Supervisione ha detto in un’intervista di voler esportare 2,3 milioni di barili al giorno, contro l’1,2 di oggi, e questo comporterebbe un cambiamento delle quote all’interno dell’Opec, oltre ovviamente a uno scontro – già ce ne sono parecchi – con l’Arabia Saudita (la capacità dell’Iran, senza restrizioni, è di 4 milioni di barili al giorno, il secondo produttore più grande dell’Opec). Il prezzo del petrolio ha perso il 45 per cento del suo valore nell’ultimo anno, e ieri ha subìto un’altra diminuzione, non soltanto per il negoziato in corso, che porterebbe all’arrivo di molto greggio sul mercato, ma anche alla instabilità generalizzata, tra la Grecia in bilico e la Borsa cinese in caduta. Ma l’interesse internazionale è ovviamente alto, anzi secondo molti traina i “talks” di Vienna, nonostante le resistenze politiche che, soprattutto al Congresso degli Stati Uniti, sono forti. La Lex Column del Financial Times dice che non si tratta soltanto dell’interesse nel settore petrolifero, dove Eni e Royal Dutch Shell sono le più attive, ma anche in altri settori, rafforzando la moneta iraniana, il real, e facendo abbassare l’inflazione (che si è già dimezzata). Non è un caso che il presidente Hassan Rohani abbia organizzato per questi giorni una grande visita in Russia dove incontrerà anche il presidente cinese.

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