Un campo di addestramento dello Stato islamico in Libia

Il Califfato è diventato magmatico. Ecco perché bisogna colpirlo presto

Gianni Castellaneta
I tentativi di espansione in nord Africa andranno colpiti in maniera durissima, così da dissuadere la vera leadership del Califfato dalla ripetizione dell’espansione della Fratellanza Musulmana

Attenzione a non fare di tutti i terrorismi un fascio, verrebbe da dire. Di fronte allo spettacolo macabro di teste mozzate e bagnanti crivellati di colpi sul bagnasciuga, è evidente che non sia facile operare distinzioni all’interno dell’universo islamista. Eppure, nonostante il carosello di sigle e rivendicazioni che caratterizzano mondi volutamente opachi, di differenze tra il Califfato dell’Is e la stessa Al Qaida ne corrono eccome, e la concorrenza è particolarmente feroce. Il taccuino della feluca segnala che una conferma a questa ipotesi arriva spostando lo sguardo verso oriente e contemplando lo scontro di crescente intensità tra i talebani – a lungo porto sicuro per Bin Laden e la sua al Qaida – e lo Is, con i primi arroccati nel nord e i secondi che controllano ampie porzioni del sud.

 

Diversa anche la conformazione delle due organizzazioni. Al Qaida, dopo le offensive a stelle e strisce avvenute all’indomani dell’11 settembre, ha dovuto accantonare pretese statuali e movimenta un vasto network globale di cellule dormienti, che tuttavia hanno natura “sovra-strutturale”. Il Califfato sembra rispondere a una logica diversa. Nato come start-up terroristica di ultima generazione, e dunque caratterizzato da una forte capacità di mediatizzazione delle proprie “imprese”, ha fin dall’inizio dato segno di volersi concentrare geograficamente nella regione mesopotamica e di volersi dare un assetto statale. Non è facile seguire un processo di questo tipo (da movimento a corpus di istituzioni), i cui precedenti storici in genere si dipanano su archi di tempo considerevolmente più lunghi. L’enorme compressione temporale è forse l’elemento che balza all’occhio: il Califfato è forse quello che il futurologo della Singularity University Salim Ismail chiama “exponential organization”, cioè caratterizzato da una crescita iperbolica e non solo lineare? Di certo c’è l’interesse di numerosi attori geopolitici a matrice sunnita – Sauditi e Turchia in particolare – a favorire un cuneo statale mesopotamico e sunnita come “stopper” all’espansione sciita in atto dopo le aperture del presidente americano Barack Obama verso Teheran. Questo spiega anche la relativa facilità del Califfato di esportare petrolio fin dalle primissime fasi della sua affermazione tra Siria e Iraq.

 

[**Video_box_2**]E’ possibile immaginare il Califfato in futuro come organizzazione statuale? Oggi la risposta è no, ma la domanda va declinata al futuro e tenendo a mente la tempistica. Mentre al Qaida persegue una strategia distruttiva estemporanea e sotterranea, il Califfato in questa fase appare magmatico. Molto dipenderà da due fattori: a) dalla sua capacità di evolvere verso una forma-Stato organizzata in maniera tradizionale; b) dalla sua rinuncia a una pretesa universalistica, e dunque dalla concentrazione nella sola area mesopotamica. Tentativi di espansione in nord Africa andranno colpiti in maniera durissima, così da dissuadere la vera leadership del Califfato dalla ripetizione dell’espansione della Fratellanza Musulmana. Che, ricordiamolo, fu così repentina e pericolosa da consentire il ritorno dei militari in Egitto e da alienare il “tesoretto” di simpatie di cui ha goduto a lungo il Fratello Turco Tayyip Erdogan in occidente.