Immigrazione, le ragioni degli altri

Le stilettate europee e quello che, numeri alla mano, l’Italia non fa

26 Giugno 2015 alle 19:42

Immigrazione, le ragioni degli altri

Alcuni dei migranti sugli scogli al confine tra Italia e Francia (foto LaPresse)

Sì, l’Europa sarà poco solidale sui migranti, e in linea di principio Matteo Renzi ha fatto bene da premier di un paese fondatore ad alzare la voce con i partner più recenti. Ma poi se vuoi ottenere risultati concreti devi essere innanzitutto credibile in casa. E l’Italia non sempre lo è. Generosi nel salvare vite umane, non vogliamo capire che le politiche dell’immigrazione sono cosa diversa dal solo soccorso. Non siamo in regola nell’identificazione dei clandestini, nella schedatura con standard internazionali (spesso non si fanno neppure le foto segnaletiche), nell’esame delle richieste d’asilo. Obblighi tra l’altro che diverranno centrali, perché ogni quota da ripartire con gli altri paesi potrà riguardare solo i profughi da guerre o persecuzioni, status che spetta a noi di certificare. Quelli che invece qui chiamiamo migranti economici, “disperati”, o con qualche altra etichetta più caritatevole, per il resto dell’occidente, e non solo a Bruxelles, sono clandestini, e nessuno aprirà loro le frontiere. E questo è il secondo punto sul quale l’Italia è in ritardo politico e culturale, anche se pare che Renzi abbia cominciato a capirlo e voglia inculcarlo nella testa dei suoi.

 

David Cameron ha detto a Westminster, non in un talk-show, che l’Italia non fa i controlli. In pieno caos di Ventimiglia, il primo ministro francese Manuel Valls ha ricordato che per la Francia non esistono rifugiati economici, ma appunto clandestini oppure profughi. Nel 2014 l’Italia ha avuto 170 mila sbarchi: un’inchiesta del Sole 24 Ore di venerdì rivela che sono state smaltite 36.270 domande d’asilo. Di queste 13.122 sono state respinte, altre 1.095 persone sono irreperibili. Intanto che fine fanno quei 14 mila? I ricorsi durano anni. Ma il vero problema è che le pratiche smaltite rappresentano un quinto dei profughi che dovrebbero essere stati identificati. I paragoni sono impietosi: la Germania nel 2014 ha smaltito 129 mila pratiche su 173 mila richieste, i tre quarti. La Francia 45.500 su 65 mila: il 70 per cento. Che cosa aspetta Renzi a richiamare ai suoi compiti l’apparato del ministero dell’Interno e il suo responsabile politico Angelino Alfano? Apparato che infatti non digerisce, subendolo come un commissariamento, i 200 funzionari europei inviati nei punti di accoglienza italiani.

 

[**Video_box_2**]L’altro handicap è l’approccio ideologico contrario ai rimpatri che il premier promette di cambiare. E’ una forma mentale della sinistra e del mondo cattolico, quelli che il sociologo Luca Ricolfi definisce “aristocraticamente prigionieri dell’etica dei princìpi”. Per cambiare le teste (e magari qualcos’altro) ci vuole tempo. Intanto si potrebbero cambiare abitudini al Viminale. Ne uscirebbero rafforzate anche le nostre capacità negoziali a Bruxelles.

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