Lode alla regina d'Europa

Come Merkel nessuno mai. La forza di Angela e il gran poker del potere - di Lanfranco Pace

23 Giugno 2015 alle 20:24

Lode alla regina d'Europa

La cancelliera tedesca, Angela Merkel (foto LaPresse)

Angela Merkel è la regina d’Europa. Sarà pure vero che la maggioranza dei tedeschi preferirebbe l’idea di una grande Svizzera all’esercizio di responsabilità che compete al paese guida. E che tutta questa storia del continente a dominante tedesca è venuta su per caso, non voluta e meno che mai pianificata dall’autore. Fatto sta che, se sussisteva ancora un minimo dubbio, l’andamento dell’affaire greco si è incaricato di fugarlo. Viviamo dunque risolutamente nel regno e nel segno di Angela. Del suo assenso nessuno può fare a meno, qualsiasi ipotesi di coalizione volta ad aggirarla, a imbrigliarla si è rivelata risibile così come la pretesa dei tanti cambiatori di verso. Noi, per esempio: non siamo più il problema dell’Europa e addirittura facciamo parte della soluzione, dixit il premier. I cugini per esempio: si danno grande contegno negli incontri bilaterali e Hollande si tira su per i capelli ma il motore è ormai grippato. Si vede persino in fotografia che noi contiamo come prugne e i francesi come nespole, che entrambi esistiamo perché lei ci ha riammesso a corte. La sovrana poi si distingue per avere il trionfo di sguincio, non è arrogante, non sbraita, non alza la voce: sorride. Di un sorriso che intorta.

 

Non ha la bocca di Marilyn né gli occhi di Caligola, non avrebbe dunque stregato un famoso politico del secolo scorso. Non ha visioni che suscitano stupore e non ci consegna utopie che potrebbero cambiare la storia. E’ rotonda, al primo approccio tende a smussare, dà l’impressione di saper ascoltare e gli interlocutori le si affidano, si fidano, si confessano volentieri al suo orecchio. Ma è questo il suo instrumentum regni: al poker del potere non dice mai un netto no o un netto sì. E’ il vedremo che le permette di prendere debite distanze e lasciar passare: è salita al trono, come ha scritto Ulrich Beck, per il suo non agire, il non agire ancora, l’agire più tardi, in una parola per il suo esitare. Non è cosa per lei fare una di quelle scommesse che ti rovinano o ti proiettano nella storia se per caso la vinci, mai avrebbe preso i rischi che prese Helmut Kohl, il gigante tedesco del ’900, nonché suo maestro e mentore, mai avrebbe sfruttato la caduta del Muro per riunificare la Germania in poche settimane, addirittura imponendo il cambio alla pari tra marco ovest e marco est.

 

La nuova regina è all’immagine della politica di oggi, che spesso blatera, a volte balbetta e da troppo tempo non riesce a ritrovare lungimiranza e grandezza. In questa lunga guerra di posizione intercalata da summit il cui principale obiettivo è la preparazione del successivo, Angela Merkel non ha avuto rivali e non solo in Europa: è la migliore perché la più abile a mettere il tempo dalla sua parte e la più disinvolta nel dimenticare quanto detto il giorno prima se la cosa dovesse portarle vantaggio. Non è solo questione di grandi risorse, di potenza economica e finanziaria che un leader rappresenta: ancora bisogna convincere gli altri che non farsi travolgere dal denaro tedesco è peggio che farsene travolgere e che l’unica scelta è il male minore.

 

[**Video_box_2**]Abbiamo una regina duttile per non dire sfuggente. Un po’ europeista e un po’ no, ultraliberale all’estero ma in casa è quasi socialdemocratica, non fa una piega se banche e industria e sindacati avanzano a testuggine e proliferano a milioni mini job mal pagati che a voler spaccare il capello somigliano fin troppo a un reddito di cittadinanza in salsa protestante. Solo che lei e altri prima di lei hanno risparmiato: imparabile. A chi ha costruito Versailles è d’obbligo perdonare un esercito di giardinieri.
Non so se arriverà un’età dell’oro, se la regina riuscirà nel capolavoro di rassicurare i tedeschi, notoriamente molto vicini ai loro soldi, e costruire un’Europa stabile, di essere insomma al tempo stesso nazione e architetto di una patria più grande. Di mio sarei portato a diffidare, in fondo è prussiana e da quei posti sono sempre venuti guai grossi. Ma non coltivo più il pregiudizio: come dire meglio tedesco che morto.

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