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La legge di gravità di Tony Blair

Perché il Labour rifa i conti con la figura imprescindibile dell’ex premier

11 Giugno 2015 alle 06:18

La legge di gravità di Tony Blair

Tony Blair (foto LaPresse)

Per David Miliband, fratello del leader laburista Ed sconfitto alle elezioni inglesi di maggio dal premier conservatore David Cameron, una vittoria dei laburisti avrebbe “sospeso la legge di gravità della politica”. David, blairiano e riformatore, sconfitto dal fratello minore nel 2010 (scuola vecchia sinistra) nella battaglia per la leadership laburista, e uscito dalla politica inglese nel 2013 per trasferirsi in America, oggi ha molte buone ragioni per dire “ve l’avevo detto” alla sua parte politica, e ieri ha rilasciato due interviste, alla Cnn e al Times di Londra, una più dura dell’altra contro il modo in cui il fratello ha gestito il partito. Con Ed, ha detto Miliband alla Cnn, il Labour “ha sfogliato le pagine all’indietro”, ed è facile vedere le “ragioni molto chiare” della sconfitta “devastante”. Tra queste, la più importante è che il Labour di Ed non ha mai fatto i conti con la figura ingombrante ma imprescindibile di Tony Blair e del New Labour. La domanda centrale è: “Come diventare un progetto politico post Blair e non tornare a essere un progetto politico pre Blair?”, ha detto al Times. “Dovremmo liberarci dall’idea che rinnegare tre elezioni vinte sia la strada per il successo… è da 50 anni che il Labour non vince una maggioranza senza Tony come leader. Dobbiamo tenerlo a mente”.

 

Il termine per presentare le candidature come nuovo leader del Labour scade il 15 di questo mese, per ora ci sono tre candidati (non David, che però programma un grande discorso da tenere a ottobre a Londra), e con una nuova battaglia per la leadership all’orizzonte il totem con cui la sinistra inglese deve confrontarsi è ancora Blair, come ha notato ieri un editoriale del Financial Times. Per il giornale della finanza inglese, nonostante le molte ombre del governo dell’ex premier, il Labour deve “abbandonare i pregiudizi e riconoscere i successi di Blair”: l’affidabilità in economia, la spinta riformista, l’alto profilo internazionale. Il Labour deve ripensare “ciò che un partito della sinistra può offrire a una società del benessere” e “in un’èra di scarsa spesa pubblica” valutando senza ossessioni l’eredità di Blair. Il suggerimento si può estendere a gran parte della sinistra europea.

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