Il presidente francese François Hollande e il premier Manuel Valls (foto LaPresse)

Tra Hollande e Valls, i socialisti francesi al congresso già sanno chi preferiscono

Mauro Zanon
Un sondaggio dice che il 42 per cento dei militanti di sinistra in Francia vorrebbe il premier Valls come prossimo candidato presidente, solo il 27 vuole la rielezione di Hollande. I giochi di potere nel congresso di Poitiers

Non si annunciano guerre spregiudicate tra clan, come nel 1990 a Rennes tra jospiniani e fabiusiani, né psicodrammi rosa confetto, come nel 2008 a Reims con lo scontro tra Ségolène Royal e Martine Aubry, ma le minacce e i nodi politici da sbrigliare restano numerosi anche nel settantasettesimo congresso del Partito socialista francese che si terrà da oggi fino a domenica a Poitiers, nel Vienne, e avrà come grande protagonista il primo ministro Manuel Valls. Il congresso giunge a due settimane dal voto dei militanti socialisti sull’orientamento politico del partito, che ha sancito la vittoria della mozione A di Jean-Cristophe Cambadélis, confermandolo nel ruolo di segretario generale del Ps. Sarà quest’ultimo a fare gli onori di casa, forte del 70 per cento dei suffragi ottenuto e del sostegno della maggioranza dei ministri, che hanno permesso di respingere la mozione antigovernativa dell’aile gauche del Ps, dei frondisti e del loro candidato Christian Paul. Cambadélis approfitterà di questo weekend di giugno per ergersi a “rassembleur” della sua famiglia politica almeno per qualche ora – e se possibile senza i fischi che hanno perturbato il congresso di Sarkozy e dei suoi Républicains sabato scorso –, garantendo che le misure incluse nel suo testo di orientamento politico, dalla riforma fiscale all’inquadramento degli affitti passando per il cv anonimo contro le discriminazioni, vengano messe in atto entro la fine del mandato di Hollande.

 

Il presidente socialista, dal canto suo, resterà a Parigi ma “manterrà un occhio” sul partito come scrive Ouest-France. Lui che ad aprile, secondo quanto rivelato da una fonte interna all’Eliseo, “temeva un partito spaccato in due” al termine dello scontro tra la mozione Cambadélis e quella dei “frondeurs”, e per questo “si era adoperato perché tutti si ritrovassero nella mozione maggioritaria”. Chi invece sarà la vera star di questa tre giorni è il premier Valls, che da stasera fino a domenica verrà a riaffermare davanti ai suoi elettori la vittoria della sua linea, della svolta social-liberale intrapresa dall’esecutivo da quando lui siede a Matignon ed Emmanuel Macron al ministero dell’Economia, contro i conservatorismi della minoranza Ps e le loro lotte anacronistiche. “È maggioritario nel partito. È il suo ruolo quello di far ripartire la mobilitazione, di ridare la fiducia”, ha sottolineato uno dei suoi fedelissimi. Valls sarà accompagnato dalla quasi totalità dell’esecutivo, fatta eccezione per la titolare dell’Ambiente, Ségolène Royal, trattenuta da impegni ministeriali, e il ministro Macron, privo della tessera di aderente Ps. “Non dimenticatevi che Manuel Valls è leale vis-à-vis con Hollande, ma che non smetterà mai di prepararsi nel caso in cui...”, ha detto a Europe1 un osservatore interno al Ps.

 

[**Video_box_2**]E a vedere i sondaggi, il premier socialista farebbe bene a iniziare i preparativi. L’ultimo rilevamento di Opinion Way, pubblicato oggi dal Figaro in prima pagina, mostra che sia i francesi che gli elettori del Ps preferiscono nettamente l’inquilino di Matignon all’attuale capo di stato come candidato socialista in vista delle presidenziali del 2017. Nell’eventualità delle primarie aperte, il 25 per cento dei francesi voterebbe Valls e solo il 7 per cento François Hollande. Tra i simpatizzanti del Ps, il 42 per cento plebiscita il premier, mentre Hollande resta arenato al 27. Durante il weekend socialista a Poitiers si terrà anche il voto dei delegati per una parte del Consiglio nazionale, il parlamento del Ps, ma non si prospettano regolamenti di conti. Dove invece il rischio di bagarre è alto è nel voto per la successione al vertice della federazione socialista del nord, bastione elettorale del sindaco di Lille e tenore Ps Martine Aubry. “La guerra del nord minaccia il congresso di Poitiers”, scrive Libération. Un combattimento, ironizza Libé, “tanto incomprensibile quanto saporito” perché ha come protagonisti due firmatari della stessa mozione, la A, la mozione Cambadélis, quella del “rassemblement”.