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Berlino e la realpolitik con Sisi

Quanto possa essere difficile mantenersi in equilibrio tra la difesa dei diritti umani e la realpolitik l’ha dimostrato questo mercoledì la visita a Berlino del capo di stato egiziano, Abdel Fattah al Sisi.

5 Giugno 2015 alle 06:18

Berlino e la realpolitik con Sisi

La conferenza stampa tra Merkel e il presidente egiziano Sisi (foto LaPresse)

Quanto possa essere difficile mantenersi in equilibrio tra la difesa dei diritti umani e la realpolitik l’ha dimostrato questo mercoledì la visita a Berlino del capo di stato egiziano, Abdel Fattah al Sisi. Ma che nei rapporti internazionali non si possa prescindere dal realismo è una lezione che sta imparando anche la sinistra, e le vicende di questa settimana in Germania lo mostrano bene. La visita di Sisi a Berlino ha scatenato molte polemiche, iniziate dopo la sentenza di condanna a morte dell’ex presidente Mohammed Morsi, quando il presidente del Bundestag Norbert Lammert ha negato l’ingresso di Sisi al Parlamento tedesco. Mercoledì però il presidente egiziano è stato ricevuto con gli onori militari dal capo di stato Joachim Gauck e dalla cancelliera Angela Merkel. I due non gli hanno risparmiato critiche, non da ultimo riguardo alle restrizioni imposte alla Fondazione di studi politici Konrad Adenauer Stiftung. Al Sisi ha tranquillizzato entrambi, e ha detto: “Voi avete il vostro modo di vedere le cose e noi ne prendiamo atto. Noi però vediamo le cose in maniera diversa”.

 

A differenza della Siria e dell’Iraq, ha detto Sisi, l’Egitto si sta normalizzando, “non siamo diventati un popolo di richiedenti asilo politico”, e di questo gli ha dato atto anche Merkel. In sala c’era chi era di tutt’altro avviso – una giornalista egiziana ha iniziato a inveire contro al Sisi: “Assassino, assassino” – ma intanto insieme al presidente, che ha fatto della battaglia all’islam fondamentalista un suo formidabile cavallo di battaglia,  c’era una delegazione di imprenditori che sotto la guida del socialdemocratico Sigmar Gabriel, ministro dell’Economia e presidente dell’Spd, ha messo a punto un programma di investimenti grandioso. Tra le misure previste, su cui le notizie sono ancora incerte, c’è un investimento di un miliardo di euro da parte di Siemens per la costruzione di una centrale energetica in Egitto. Così in Germania anche i democrat non disdegnano l’antico principio della realpolitik, e applicano ciò che l’ex cancelliere socialdemocratico Schröder predicava (e poi applicava in Russia): solo la crescita economica di un paese può contribuire alla stabilizzazione e democratizzazione dello stesso. Gabriel da tempo ha fatto sue queste convinzioni.

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