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Sulla ripartizione dei profughi la solidarietà dell’Ue è già a rischio

La Commissione europea ha formalmente proposto di ricollocare 40 mila richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane e greche in altri 23 stati membri dell’Unione. Ma le resistenze interne già mettono la misura a rischio insabbiamento.

27 Maggio 2015 alle 20:33

Sulla ripartizione dei profughi la solidarietà dell’Ue è già a rischio

Immigrati afghani approdano mercoledì sull'isola di Kos, in Grecia (foto LaPresse)

Bruxelles. Era un passo necessario per avere quella solidarietà che l’Italia chiede da tempo sull’emergenza del Mediterraneo, in attesa dell’operazione militare per fermare i migranti sulle coste della Libia: la Commissione europea mercoledì ha formalmente proposto di ricollocare 40 mila richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane e greche in altri 23 stati membri dell’Unione, con una chiave di ripartizione basata su popolazione, pil, disoccupazione e numero di rifugiati già accolti. Nei prossimi due anni 8.763 siriani ed eritrei dovrebbero essere trasferiti in Germania, 6.752 in Francia, 4.288 in Spagna, 2.659 in Polonia e così via, fino ai 173 destinati a Cipro. “Vogliamo assicurare un minimo di solidarietà”, ha spiegato il commissario agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, “la condivisione del fardello deve essere equa”.

 

Ma il grosso resta da fare per trasformare la solidarietà europea in realtà, con la redistribuzione di 24 mila richiedenti asilo dall’Italia e 16 mila dalla Grecia (purché sbarcati dopo il 15 aprile 2015 o dopo l’approvazione della proposta). Affinché il “meccanismo di risposta di emergenza” sia attivato – cosa mai avvenuta dalla sua introduzione dopo la guerra del Kosovo nel 2001 – serve la maggioranza qualificata: il 55 per cento dei governi, che rappresentano il 65 per cento della popolazione Ue, deve dare il proprio assenso. Con una decina di paesi – comprese Francia, Spagna e Polonia – che ha già espresso critiche, quando a giugno i ministri dell’Interno dell’Ue si riuniranno per deliberare, il rischio è una bocciatura. O più probabilmente un lungo dibattito, fino all’insabbiamento del “meccanismo di risposta di emergenza”, come avvenuto in passato su altri dossier legati alle migrazioni. “Dobbiamo fare ancora un lungo percorso”, ha ammesso Avramopoulos.

 

Consapevole che l’immigrazione è un tema esplosivo, la Commissione di Jean-Claude Juncker ha preso molte precauzioni. “La nostra proposta implica che le regole sull’asilo siano rispettate”, ha spiegato il vicepresidente Frans Timmermans. Bruxelles invierà squadre europee in Italia e Grecia per assicurarsi che chi sbarca sia registrato immediatamente – impronte digitali comprese – per impedire che i migranti fuggano in altri paesi, sotto lo sguardo complice delle autorità. “Monitoreremo da vicino Italia e Grecia affinché rispettino le regole”, ha promesso Avramopoulos. Le quote non riguardano “gli immigrati illegali”, ha garantito il commissario. Il Regno Unito (con David Cameron rieletto trionfalmente facendo il duro sull’immigrazione) e la Danimarca (con elezioni anticipate al 18 giugno e i populisti in ascesa) potranno beneficiare di clausole speciali del Trattato – opt-out e opt-in – che permettono loro di non partecipare. Per ammorbidire l’est europeo, Avramopoulos ha garantito che il meccanismo varrà anche in caso di ondata dall’Ucraina. La Commissione prevede infine incentivi finanziari: 6 mila euro per ogni rifugiato ricollocato.

 

[**Video_box_2**]Le cifre complessive contenute nelle proposte della Commissione tuttavia spaventano, dal Baltico alla penisola iberica. Oltre ai 40 mila ricollocati, l’esecutivo Juncker raccomanda agli stati membri di accogliere 20 mila persone, in gran parte siriani, presenti nei campi profughi fuori dal territorio Ue attraverso un programma di reinstallazione dell’agenzia Onu per i rifugiati. Sempre pronto a usare la parola “solidarietà”, il governo socialista di François Hollande non intende accogliere i 9.127 migranti che la Commissione vorrebbe assegnargli. Nel programma di reinstallazione, tutti sarebbero chiamati a fare la loro parte, compresa l’Italia con 1.989 rifugiati e il Regno Unito con 2.309 profughi. Se l’operazione militare sulle coste libiche non sarà sufficientemente determinata, la trasformazione di Triton in una Mare Nostrum europea – il raggio d’azione della missione europea è stato esteso a 138 miglia – e il fattore calamita rischiano di moltiplicare partenze e sbarchi.

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