In Francia l’utero in affitto fa litigare il premier Valls e la ministra Taubira

Dichiarazioni contrastanti, una sentenza che aggira un divieto mai caduto, un appello dei contrari con tante belle firme socialiste. Il tribunale di Nantes ha accolto la richiesta di trascrizione nei registri comunali francesi di tre bambini nati da madri surrogate.

18 Maggio 2015 alle 18:14

In Francia l’utero in affitto fa litigare il premier Valls e la ministra Taubira

La ministra della Giustizia, Christiane Taubira (foto LaPresse)

Non c’è solo la riforma dei programmi scolastici a turbare l’armonia tra i socialisti francesi, non tutti disposti a sostenere le ricette proposte dalla ministra dell’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem, e già ribattezzate “subculture pour tous”. C’è anche la questione della Gpa (“gestation pour autrui”, cioè maternità surrogata o utero in affitto) ad agitare la vita dell’esecutivo, tanto che il Figaro vede i segni di un sordo “braccio di ferro” tra la ministra della Giustizia, Christiane Taubira, e il premier Manuel Valls.

 

La prima, nota per essere l’artefice principale della legge sulle nozze gay (il “mariage pour tous”), lavora non da oggi e molto attivamente per la legalizzazione dell’utero in affitto in Francia. Nel 2013, aveva provato a far passare con una semplice circolare ai prefetti l’obbligo di iscrizione automatica nello stato civile dei nati all’estero grazie alla Gpa, in aperta violazione della legge nazionale. In quel caso era però stata smentita dai tribunali, che in più di un’occasione avevano considerato inaccettabile il fatto che negli atti da trascrivere si facesse riferimento all’inesistente figura giuridica della “maternità di intenzione”, a indicare che colei che vuole accreditarsi come madre non è la donna che ha partorito (e ad avallare nei fatti la liceità dei contratti di maternità surrogata).

 

Il secondo, Manuel Valls, almeno a parole è contrario ad accogliere la Gpa nell’ordinamento, anche sotto forma di trascrizione delle nascite avvenute all’estero: “La trascrizione automatica degli atti esteri equivarrebbe ad accettare e normalizzare la gestazione per altri (Gpa)”, aveva dichiarato il premier nello scorso ottobre, intervistato dal quotidiano la Croix. Si riferiva alla sentenza con cui pochi mesi prima, a Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato la Francia per il rifiuto di trascrivere nei registri comunali la nascita di tre bambini nati da utero in affitto negli Stati Uniti (rifiuto che, a giudizio della Corte, costituiva un “attentato” alla loro “identità”).

 

Ma mentre Valls annunciava fermezza, il presidente Hollande si guardava bene da far ricorso contro la sentenza di Strasburgo, diventata così esecutiva nello scorso settembre (evidentemente anche in Francia vale la regola secondo la quale certi lavori complicati è più prudente farli fare ai giudici; è appena successo qualcosa di simile anche in Italia, con la legge 40 lasciata senza difesa dell’Avvocatura dello stato, per una precisa disposizione della Presidenza del Consiglio, nell’ultimo giudizio di fronte alla Corte costituzionale, riguardante la diagnosi genetica preimpianto degli embrioni).

 

[**Video_box_2**]Il tribunale di Nantes, basandosi sulla decisione della Corte di Strasburgo, ha accolto qualche giorno fa la richiesta di trascrizione nei registri comunali francesi di tre bambini nati da madri surrogate in Ucraina, in India e negli Stati Uniti, e ha stabilito a favore delle coppie committenti il rimborso delle spese legali da parte del pubblico ministero, che si era opposto alla trascrizione. “Dietro queste tre lettere, Gpa – ha commentato la portavoce della Manif pour tous, Ludovine de la Rochère – si nasconde uno scandalo che la Francia, patria dei diritti dell’uomo, deve combattere e non convalidare attraverso i tribunali”. Ieri la procura di Nantes ha annunciato di aver fatto appello contro la sentenza, che rappresenta comunque un brutto colpo, per chi si oppone alla Gpa in Francia. Rimane la presa di posizione di Valls, che non è mai stata rettificata, anche se è difficile dire se potranno davvero contare su di lui i firmatari dell’appello-manifesto pubblicato lo scorso 11 maggio da Libération. Centosessanta nomi, molti dei quali appartenenti alla sinistra e all’area socialista (come la filosofa femminista Sylviane Agacinski e Michel Onfray), chiedono al presidente della République, François Hollande, di vietare la maternità surrogata in Francia, “perché costituisce una violazione dei diritti umani delle donne e dei bambini” e, oltre a “rompere il legame naturale che si stabilisce durante la gravidanza”, comporta “una compravendita dei bambini”.

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