Ulisse tech

Nella Silicon Valley ci sono i nerd piazzisti e c’è Elon Musk, che supera su un razzo le colonne d’Ercole. Chi è l’inventore workaholic che manda razzi in orbita, fa automobili elettriche e sogna batterie eterne per fare cose che ancora non possiamo immaginare..

16 Maggio 2015 alle 06:07

Ulisse tech

Elon Musk (foto LaPresse)

Alcuni visionari della Silicon Valley custodiscono una particolare forma di delusione, uno spleen tecnologico che nasce dal gap fra le promesse di un futuro con uomini immortali e intelligenze artificiali amiche e la realtà, quella in cui un Mark Zuckerberg usa i suoi numerosi talenti, le sue energie e i capitali per vendere pubblicità. Non era quello che aveva in mente una generazione di adolescenti che stava sveglia la notte a leggere Asimov. Il visionario Peter Theil lo dice così: “Volevamo le macchine volanti, abbiamo avuto 140 caratteri”. Anche il mondo dei nerd, dunque, è diviso in due. Da una parte i cervelli da startup che partoriscono idee e raffinano algoritmi con i quali fare soldi; dall’altra quelli che vogliono andare su Marte, sconfiggere la morte, creare oggetti così pesanti da non essere in grado di spostarli, tanto per sfidare il vecchio paradosso. C’è l’ingegnere geniale che crea piattaforme social per taggare le foto degli amici delle elementari e poi c’è l’Ulisse dantesco che vuole varcare le colonne d’Ercole e andare verso l’ignoto, poi si vedrà che fare.

 

Il capofila degli Ulisse è Elon Musk, l’inventore workaholic che manda razzi in orbita, fa automobili elettriche e sogna batterie eterne per fare cose che ancora non possiamo immaginare. Non tutti, nemmeno nella Silicon Valley, sono attanagliati da pensieri di questo calibro, Musk lo è. Anche se a vederlo sul red carpet dell’ennesima cena di gala di Los Angeles non si direbbe. Ashlee Vance, giornalista tech di Bloomberg Businessweek, ha scritto il ritratto forse non definitivo ma certamente imprescindibile di Musk, s’intitola “Elon Musk: Tesla, SpaceX, and the Quest for a Fantastic Future” ed esce la settimana prossima negli Stati Uniti. Vance è un po’ il Musk dei giornalisti del settore, una specie di carro armato che non si ferma davanti a nulla, e quando l’uomo da 13 miliardi di dollari ha saputo che aveva fatto già duecento interviste per il libro ha deciso che era il momento di collaborare. Il New York Times dice che ogni tanto si scivola verso l’agiografia, ma quel che importa qui è la distinzione che Vance propone fra i due tipi di eroi dell’industria: il brillante piazzista e l’inventore rivoluzionario. Il primo rimaneggia l’esistente e ne trae profitto, il secondo è alla costante ricerca di uno “Sputnik moment”, vuole il salto di paradigma, che si tratti di viaggi intergalattici low cost o metropolitane che si spingono oltre la barriera del suono. E poi ne trae profitto. La caratteristica essenziale di Musk è l’insopprimibile pulsione per l’oltre, per l’ignoto, cosa che trascina con sé manifestazioni eccentriche e punti oscuri nella vita privata, inevitabili contraddizioni di un genio favolosamente ricco e di successo che ha divorziato dalla seconda moglie e un anno dopo l’ha risposata. Poi hanno divorziato di nuovo.

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