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Baci da Londra

Che fatica fanno gli inglesi a convivere con il cadavere del bipartitismo

Giornali isterici, ipotesi di “coup”, capelli al vento, frasi buone per ogni salotto. Minority report da Londra. Giovedì si vota, finalmente.

6 Maggio 2015 alle 17:20

Che fatica fanno gli inglesi a convivere con il cadavere del bipartitismo

Il premier inglese David Cameron (foto LaPresse)

Giovedì si vota nel Regno Unito, finalmente, e quel che i grandi partiti non sono riusciti a fare – spostare intenzioni di voto, togliere l’incubo del pareggio previsto tra Tory e Labour – provano a farlo i giornali, inventandosi quiz un po’ seri e un po’ bizzarri che possano dirti con chiarezza, si fa per dire, se sei un conservatore, un laburista, un liberaldemocratico un indipendentista scozzese o chissà cos’altro. La crisi d’identità del Regno Unito, che mai si è sentito tanto disunito, neppure quando c’è stato il referendum scozzese, è riassumibile in una parola: minority, minoranza. La tendenza alla frammentazione – che tutti dicono essere “molto italiana”, c’è chi lo dice con ribrezzo, chi con divertimento – non riguarda solo l’Inghilterra, anche la Spagna, per dire, va nella stessa direzione, ma qui le urne si aprono ora, e non c’è più tempo per le analisi di politologia, resta soltanto l’assoluta mancanza di certezza che per un paese con una storia di bipartitismo solida e un sistema elettorale cristallino è quasi peggio di un colpo di stato.

 

I patti presunti che i leader politici stanno già negoziando prima del voto mentre al pubblico dicono che la maggioranza è ancora possibile – con il vicepremier Nick Clegg, leader dei Lib-Dem, che annuncia: saremo noi anche questa volta la grande sorpresa, dopo che un sondaggio in effetti li ha dati in grande ripresa – sono sbrigativamente definiti dai giornali “coup”.

 

Nicola Sturgeon, leader degli scozzesi dell’Snp, vincitrice della campagna elettorale, tacchi alti su scarpe patriottiche, rischia di spazzare via i laburisti dalla Scozia (i Tory non ci sono già da un pezzo, hanno un unico seggio, anche se azzardano: l’8 maggio ne avremo più del Labour) e creare una situazione piuttosto strana: i due grandi partiti del Regno non hanno più rappresentanza nazionale, e l’indipendentista vota e dice la sua sulle leggi per gli inglesi. Non è un caso che Nicola sia la donna che più fa paura nel paese, viene spesso raffigurata come un piccolo corvo sulla spalla del leader laburista, Ed Miliband, al punto che la placida continuità con il passato, la coalizione Tory-Lib-Dem, è diventata il male minore. La minestra riscaldata, signora mia.

 

 

 

I giornali sono isterici. Ci sono appelli a salvare il paese dal disastro, qualunque forma esso possa prendere, che sia una coalizione impossibile o peggio un non accordo per le prossime settimane, e nelle foto i leader politici avevano tutti i capelli sparati in aria. Con il vento britannico, si sa, l’effetto disperazione è garantito. David Axelrod, guru obamiano assoldato dal Labour con incerto successo, ha detto a Politico Europe che i media conservatori inglesi sono ben più potenti di Fox News.

 

[**Video_box_2**]Lo Spectator ha pubblicato una lista di frasi buone per le prossime 36 ore: l’unione sta male, il bipartitismo peggio, il consigliere dei Tory, Lynton Crosby, può essere o lo stratega conservatore più geniale della modernità o il consulente più pagato di sempre, e soprattutto: ho letto il “Cabinet Manual” (anche se ovviamente non è vero). Finora non si sapeva nemmeno che esistesse un manuale d’istruzioni del genere, oggi se non sai quali alternative ci sono per formare i governi, parlare con la Regina, accordarsi ed evitare di fare una seconda elezione, non puoi stare in un salotto. Anche se l’unica cosa da leggere per ora è un articolo dell’Economist: come fare soldi in Borsa la notte delle elezioni inglesi.

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