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Con Christiane Taubira è in bilico quel (poco) che resta della sinistra nel governo francese

La ministra della Giustizia che ha dato il nome alla legge sulle coppie omosessuali è stata sconfessata dai suoi stessi colleghi in Parlamento, e si sente più vicina ai dissidenti della gauche usciti dal governo che ai suoi colleghi di gabinetto.

17 Aprile 2015 alle 17:14

Con Christiane Taubira è in bilico quel (poco) che resta della sinistra nel governo francese

L'ultimo smacco per Taubira è arrivato durante la discussione in Parlamento della legge sui servizi segreti (foto LaPresse)

Parigi. “Christiane Taubira, una ministra in bilico”, titola il Monde in prima pagina, dedicando il suo approfondimento alla fragile posizione della ministra della Giustizia, un tempo figura di peso del ventaglio ministeriale di Hollande, oggi sempre più a disagio nell’esecutivo trainato dal duo social-liberale Valls-Macron. L’ultima sconfessione è arrivata lunedì sera, quando la guardasigilli si è fatta respingere un emendamento alla legge sui servizi segreti – attualmente in fase di discussione all’Assemblea nazionale – che prevedeva di limitare i poteri di sorveglianza accordati agli agenti penitenziari (68 voti contro 38). A votare contro il suo emendamento non è stata solo la destra neogollista, l’Ump, ma anche una parte del Partito socialista. “Trenta deputati Ps hanno votato l’emendamento del governo, 18 contro: Taubira è messa in minoranza da un’alleanza tra alcuni membri del Ps e la destra”, ha twittato l’ex ministra della Cultura Aurélie Filippetti, rappresentante di spicco di quell’ala giacobina, di cui fa parte anche la guardasigilli originaria della Caienna, sempre più minoritaria in seno al Ps.

 

Gli altri deputati frondisti vicini a Taubira, ultima superstite della “aile gauche” del governo, hanno denunciato “l’errore politico” dei loro compagni di partito, puntando il dito contro “la manovra” degli amici di Valls per mettere in difficoltà la ministra della Giustizia, con la quale il premier è in rapporti tutt’altro che idilliaci fin dall’inizio del mandato. Nell’alleanza bipartisan contro la ministra che ha dato il nome alla legge sui matrimoni e le adozioni per coppie omosessuali, spicca il nome di Jean-Jacques Urvoas, fedelissimo del premier Valls, nonché relatore della legge sui servizi segreti. È con lui che Taubira se l’è presa maggiormente, quando ha dovuto commentare lo schiaffo: “Abbiamo avuto il sostegno della maggioranza dei deputati dei socialisti e l’emendamento non è passato a causa di un asse politico tra Jean-Jacques Urvoas e la destra. Siamo dispiaciuti, soprattutto per lui”. All’Obs, due settimane fa, Taubira ha dichiarato che il giorno in cui non sarà più solidale con il governo se ne andrà. Ancora non lo ha fatto, nonostante l’ennesima maretta tra la corrente radicale del Ps e quella social-liberale, e nonostante una riforma sui servizi segreti che considera “agli antipodi delle sue idee” (così l’avrebbe definita off the records, secondo quanto riportato dal Canard Enchâiné la scorsa settimana).

 

Ma il timore condiviso da Hollande e Valls è che la questione Taubira possa esplodere da un momento all’altro, minando la fine del quinquennato. Per il momento, la ministra sessantaduenne che nel 2002 si candidò alle presidenziali con il Parti radical de gauche, si sfoga in privato con gli amici frondisti, Filippetti e Montebourg in primis, con i quali si mostra a teatro ed è quotidianamente in contatto. Loro, assieme a Benoît Hamon, l’hanno abbandonata nell’agosto dello scorso anno, sbattendo la porta in faccia a Valls e alla sua svolta liberale, nel rimpasto di governo che ha promosso l’altro ministro antagonista della Guardasigilli, Emmanuel Macron. Taubira condivideva i loro disaccordi, ma aveva deciso di non seguirli. E da quel momento, non cessa di “ingoiare rospi sempre più grossi”, (fonte Canard Enchâiné). A creare ulteriori problemi, è giunta ieri mattina la notizia delle dimissioni del suo direttore di gabinetto, Gilles Le Chatelier, il terzo da quando Taubira è diventata ministro. L’ufficio stampa del ministero ha evocato “ragioni personali” all’origine delle dimissioni, ma altri parlano di “sfruttamento” e di “un ministero esigente” che ha provocato dal  2012 a oggi un’ondata di addii tutt’altro che pacifici.

 

[**Video_box_2**]Per fortuna c’è l’aile gauche che continua a riservare a Taubira tutto il suo sostegno e la sua ammirazione: “È necessaria per evitare il peggio in un governo che ha solo due parole in bocca: liberalismo e sicurezza”, ha affermato Pouria Amirshahi, deputata del partito Français à l’étranger. “È una ministra che dà prova di una grande lealtà e dignità in un governo che non la sostiene nella giusta misura”, ha aggiunto Hamon. Resterà fino al 2017? La maggioranza degli osservatori è sicura di una sua partenza anticipata, ma una fonte vicina a Hollande contattata dal Monde ha confessato che il presidente è costretto a tenerla per ragioni tattiche: “Ha bisogno di lei nel 2017, è la sola che parla ancora a una certa sinistra”.

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