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Nella battaglia del governo francese per l'égalité, l'ultimo caduto è l'asse franco-tedesco

Il ministro dell'Istruzione Belkacem vuole eliminare i corsi bilingue e relegarli "allo stesso rango della coltura delle orchidee". Le polemiche contro la riforma della scuola

16 Aprile 2015 alle 17:23

Nella battaglia del governo francese per l'égalité, l'ultimo caduto è l'asse franco-tedesco

Il ministro dell'Istruzione Belkacem e il premier francese Manuel Valls (foto LaPresse)

Parigi. Nei salotti del Tous-Paris girano un bel po’ di rumor in questi giorni, e si dice, per esempio, che ci sia un feeling particolare tra il primo ministro francese Manuel Valls e la giovane ministra dell’Istruzione nazionale, Najat Vallaud-Belkcacem, che è molto più serena e protetta in questo esecutivo di quanto non fosse con il predecessore di Valls, Jean-Marc Ayrault.

 

Ayrault è tornato oggi ad attaccare Belkacem per la controversa riforma scolastica che mira tra le altre cose a sopprimere le classi bilingue nei collège (le nostre scuole medie). In una lettera indirizzata alla ministra, di cui Echos si è procurato una copia, Ayrault ha esternato la sua “inquietudine per le conseguenze di alcune misure” presenti nella riforma, e in particolar modo, in quanto germanofilo ed ex professore di tedesco, per i danni che il progetto legislativo della Belkacem potrebbe arrecare all’insegnamento della lingua tedesca.

 

La promozione dell’apprendimento del tedesco è “il fulcro della cooperazione franco-tedesca”, ha scritto l’ex premier, ostile all’eliminazione delle classi bilingue che “hanno permesso al tedesco di essere la terza lingua straniera in Francia” dietro l’inglese e lo spagnolo. E ancora: “Il rafforzamento dei legami con la Germania, che cerchiamo oggi, passa attraverso una migliore conoscenza della sua storia, della sua cultura e della sua lingua”, un orientamento educativo che “le misure previste dalla riforma del collège non sembrano favorire”. Quello di Ayrault non è il primo j’accuse nei confronti della titolare dell’Istruzione nazionale, che anche questa volta ha giustificato con l’égalité e con le sperequazioni sociali la scelta di eliminare le classi bilingue e le sezioni europee (per Najat, alimentano l’elitismo e accrescono le disuguaglianze nelle scuole).

 

“Non è nemmeno riuscita a rassicurare il nostro collega Pierre-Yves Le Borgn’ che, in qualità di presidente del Groupe d’amitié France-Allemagne, sta mobilitando i deputati di ogni schieramento politico riguardo al pericolo immediato delle disposizioni della riforma”, ha detto martedì all’Assemblea nazionale la deputata Ump Viriginie Duby-Muller. “L’argomento dell’elitismo in merito alle classi bilingue è falso è ingiusto”, ha attaccato Le Borgn’. “Queste classi bilingue esistono nei piccoli collège rurali e nelle zone di educazione prioritaria, non solo nei licei prestigiosi. Rappresentano quindi, al contrario, un dispositivo di lotta contro le disuguaglianze”.

 

[**Video_box_2**]Il leader dei centristi del Modem, François Bayrou, ha giudicato una parte della riforma “disgustosa”, per l’ex ministra dello Sport Chantal Jouanno il progetto della Belkacem contribuisce a un “livellamento verso il basso” del sistema educativo, mentre il Conseil supérieur de l’éducation si riunirà domani per decidere se indire un eventuale sciopero.

 

A pochi giorni dalle proteste degli studenti e dei professori della Sorbona contro l’inglobamento del latino e del greco nei fumosi “corsi interdisciplinari” su cui Belkacem vuole incentrare la sua riforma, è oggi la fronda dei germanofili ad alzare maggiormente i toni, e non solo entro i confini francesi. Dalle pagine del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il direttore dell’istituto Goethe di Parigi, Joachim Umlauf, ha detto palesemente infastidito che “il tedesco sarà ora relegato in Francia allo stesso rango della coltura delle orchidee”. Per il direttore del prestigioso istituto, lo schiaffo della Belkacem è ancor più violento proprio perché inaspettato: recentemente i governi tedesco e francese si erano accordati per rafforzare l’apprendimento delle due lingue nei rispettivi paesi.

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