Un sistema missilistico S-300

Putin, i missili S-300 e l'Iran

Redazione
Ora Mosca può vendere a Teheran una gran difesa contro i raid aerei

Con una mossa che farà arrabbiare ancora di più Washington, ieri il presidente russo Vladimir Putin ha annullato il divieto che la Russia si era autoimposta nel 2010 sulla vendita dei sofisticati missili anti-aerei S-300 all’Iran. Si tratta di una mossa che anticipa la possibile apertura del mercato iraniano al mondo, incluso quello delle armi – se il negoziato sul programma nucleare andrà a buon fine a giugno (cosa che non è sicura, considerato che la sibilla barbuta, la Guida suprema Khamenei, non ha ancora sciolto le riserve). Il punto è che i missili S-300 non sono merce qualsiasi, non sono automobili o mezzi agricoli: hanno il potenziale per bloccare un raid aereo contro i siti dove l’Iran ha lavorato segretamente al programma nucleare.

 

C’è naturalmente da considerare che la Russia e Teheran avevano un contratto sospeso su questi missili, i russi avevano già dovuto restituire cento milioni di dollari agli iraniani che li avevano versati come anticipo, e c’è in ballo una penale da quattro miliardi di dollari che per ora gli ayatollah non riscuotono – proprio perché tengono molto a questo affare. Ma c’è anche il significato non contrattuale: ancora una volta, dove c’è una crisi Putin s’inserisce per piegarla e manovrarla a suo piacere. Ora torna anche a fare parte delle trattative atomiche con il ruolo di deus ex machina che può fornire all’Iran un ombrello missilistico che indebolisce le minacce di Israele e dell’occidente. E’ probabile che a Gerusalemme oggi stiano pensando: a che pro mandare squadre di ispettori Onu, se non sarà più possibile mandare squadroni di F-16?

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