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Gli interventismi di Parigi

Così Hollande & ministri soccorrono il re saudita nella guerra in Yemen

L’Eliseo manda intelligence (migliore di quella americana) a Riad. L’ayatollah Khamenei snobba il patto nucleare

10 Aprile 2015 alle 06:18

Così Hollande & ministri soccorrono il re saudita nella guerra in Yemen

Una manifestazione dei sostenitori dell'ex presidente Saleh contro i raid aerei (foto LaPresse)

Roma. Il governo francese del presidente François Hollande ha deciso di schierarsi a fianco dei sauditi nell’operazione militare in Yemen, come e più degli americani. L’Eliseo ha ordinato all’intelligence militare (il Drm) e ai servizi segreti che si occupano degli affari esteri (il Dgse) di aiutare l’offensiva di Riad contro i ribelli appartenenti alla minoranza Houthi “con ogni mezzo” – sostiene Intelligence Online, un sito specializzato considerato vicino ai servizi francesi. Il Drm sta passando ai sauditi immagini ottenute dai satelliti spia Pleiades e Helios da quando i bombardamenti sono cominciati lo scorso 25 marzo. Le immagini hanno una definizione inferiore al metro e sono inviate con allegata un’analisi degli esperti di entrambi i servizi di intelligence francesi.

 

Parigi sceglie ancora una volta un ruolo diretto come nell’agosto del 2013, quando assieme all’Amministrazione americana preparava un attacco aereo contro la Siria di Bashar el Assad, e come prima in Mali e in Libia. Il sito sostiene che oggi i francesi hanno due obiettivi: aiutare la guerra dei sauditi e anche esibire le capacità degli stessi satelliti, che Parigi spera di vendere loro nei prossimi mesi.

 

Anche gli americani appoggiano l’Arabia Saudita. Secondo il New York Times, droni Reaper e Predator sorvolano lo Yemen e trasmettono informazioni a una squadra di 20 consiglieri militari che è divisa metà a Riad e l’altra metà tra Qatar e Bahrein. Gli americani danno al comando saudita meno foto satellitari dei francesi e di qualità intenzionalmente ridotta, utili per designare le aree da evitare, come campi profughi e moschee, ma non gli obiettivi da colpire.

 

Impacciato sul fronte politico interno, in questa crisi mediorientale François Hollande sceglie l’appoggio pieno ai sauditi, che potrebbero essere sul punto di trasformare la campagna aerea in un intervento con truppe di terra. Tre settimane di bombardamenti hanno ucciso circa cinquecento yemeniti ma non hanno interrotto l’avanzata degli Houthi, considerati alleati dell’Iran.

 

L’appoggio francese è quasi più forte di quello dato dagli americani – quasi perché Washington sta mandando rifornimenti di bombe e concede agli aerei sauditi anche l’appoggio di un aereo per il rifornimento in volo. In questo modo Hollande sta compiendo una scelta deliberata di campo contro Teheran, con il rischio di pregiudicare i possibili affari sul mercato iraniano che sta per riaprirsi per la fine delle sanzioni internazionali. Sempre che l’accordo atomico ci sia, perché ieri la massima autorità iraniana, la Guida suprema Ali Khamenei ha traccheggiato, ha detto che ancora “non c’è nulla di vincolante”, che l’occidente non merita fiducia nei negoziati e che quindi lui “non è d’accordo o in disaccordo con il patto”. Una posa di politica interna, forse. In ogni caso, se in via ipotetica Marine Le Pen prendesse un giorno il posto di Hollande, è probabile che ridurrebbe di molto questa alleanza francese con Riad.

 

[**Video_box_2**]Per ora la partnership appare molto forte. A novembre Parigi prese una posizione molto dura nel negoziato tra occidente e Iran sul programma atomico, che alcuni commentatori spiegarono con una richiesta da parte dei sauditi (che temono una potenziale minaccia nucleare da parte dell’Iran non meno di Israele). A settembre  l’attuale re, Salman bin Abdul Aziz, andò a Parigi per discutere un acquisto di armi francesi per tre miliardi di euro, destinate poi a essere girate al Libano – per ora questo schema a tre è ancora fermo. Domenica il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius vola a Riad, dieci giorni dopo l’accordo preliminare con gli iraniani riguardo il nucleare. Il ministro parlerà di tecnologia nucleare anche con i sauditi, perché a corte non intendono restare indietro; e dopo di lui arriverà nella capitale araba Philippe Varin, presidente del consiglio d’amministrazione di Areva, il gigante francese dell’energia nucleare. A maggio arriverà a Riad il ministro francese della Difesa, Jean Yves Le Drian, per discutere della compravendita di satelliti di cui si è detto sopra.

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