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L’intollerante campagna di Obama e dei liberal contro la libertà religiosa

Alcuni sostenitori dei diritti gay dicono che la legge sulla libertà religiosa approvata dai legislatori dell’Arkansas è leggermente meno grave di quella che ha costretto sulla difensiva il governatore dell’Indiana, il repubblicano Mike Pence.

2 Aprile 2015 alle 15:43

L’intollerante campagna di Obama e dei liberal contro la libertà religiosa

Le proteste contro legge Religious Freedom Restoration Act in Indiana (foto LaPresse)

New York. Alcuni sostenitori dei diritti gay dicono che la legge sulla libertà religiosa approvata dai legislatori dell’Arkansas è leggermente meno grave di quella che ha costretto sulla difensiva il governatore dell’Indiana, il repubblicano Mike Pence, in quanto permette soltanto alle piccole imprese guidate da persone religiose di fare business senza violare il proprio credo; altri dicono invece che è pure peggiore, dato che la sanzione scatta soltanto quando gli imprenditori in questione violano un interesse “fondamentale” dello stato. E non tutti gli stati considerano la lotta alla discriminazione una questione fondamentale. Qualunque sia la valutazione sui casi specifici, gli avvocati dei diritti gay sono severamente allarmati per quella che Human Rights Campaign definisce una “montante tempesta legislativa anti lgbt”, un’offensiva che ha portato già alla stesura di 85 disegni di legge sulla libertà religiosa in 28 stati. Leggi disegnate, così dicono, per legalizzare la discriminazione anti gay con il pretesto della religione. Questo senza contare le leggi sulla “sorveglianza della toilette” che almeno tre stati stanno discutendo: questi dispositivi obbligherebbero i maschi a usare il bagno dei maschi, le femmine quello delle femmine, con gravissima violazione dei diritti dei transgender.

 

Non importa poi che la “tempesta legislativa” abbia come modello la legge sulla libertà religiosa (Rfra) introdotta nel 1993 dal senatore democratico Chuck Schumer – prossimo leader del Partito democratico al Senato – votata a stragrande maggioranza e firmata fra gli applausi bipartisan da Bill Clinton. Allora la legislazione federale serviva essenzialmente per permettere ai nativi americani di consumare allucinogeni rituali fuorilegge, o per consentire ai minorenni di bere vino durante la messa e agli ebrei ortodossi di essere esentati dal lavoro il sabato. Ora, invece, si tratta del fiorista cristiano che si rifiuta di addobbare la cappella dove viene celebrato un matrimonio gay, e altri casi analoghi. Non importa nemmeno che non ci sia stato in America un solo caso di discriminazione per motivi religiosi; dove è sorta una controversia legale i giudici hanno dato ragione ai soggetti discriminati, invocando altre leggi antidiscriminazione e protezioni costituzionali.

 

[**Video_box_2**]In Arizona un veto ha fatto saltare la legge al termine di una campagna martellante, mentre ora il governatore dell’Indiana è costretto a ritrattare e quello dell’Arkansas  è preso di mira dal presidente di Walmart, Douglas McMillon, uomo che può spostare capitali e dirigere flussi di business. La Casa Bianca naturalmente concorda: “Questa legge è contraria ai valori che tutto il popolo fortemente sostiene”. Dopo un giorno di pressione ideologica, anche il governatore dell’Arkansas ha promesso di mitigare il disegno di legge. Il columnist conservatore Ross Douthat logicamente arriva alla domanda culturale sottesa a questa intricata battaglia legale: quale sia, ammesso che esista, “lo spazio che il liberalismo culturale lascerà agli americani che hanno una visione tradizionale del matrimonio”. Potranno esprimerla pubblicamente? Potranno agire nella sfera pubblica in modo conforme alle loro convinzioni? Se, come dice il portavoce di Obama, “tutto il popolo fortemente sostiene” una certa visione, la risposta è negativa e senza appello: le visioni discriminatorie che scaturiscono dalla religione non hanno posto nella sfera pubblica, chi è contrario al matrimonio gay per motivi religiosi è equiparabile a chi, con pretesti analoghi, fomentava la segregazione nel sud o proibiva i matrimoni interraziali. Eppure Obama prima di essere contrario era a favore delle leggi per la difesa della libertà religiosa, il cardine su cui è montato il Primo emendamento. Nel 1998 ha pacificamente votato in Illinois una legge pressoché identica a quella dell’Arizona, dell’Indiana, del Nevada, dell’Arkansas e via dicendo. Contraddizione? Nient’affatto. Soltanto i notevoli risultati che può raggiungere una campagna ideologica ben orchestrata.

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