La "troika informale" franco-tedesca pesca tra gli oligarchi per sanare l'economia di Kiev

Il premier ucraino Yatseniuk non apprezza che Francia e Germania facciano da suggeritori al Fmi dettando l'agenda delle riforme

14 Marzo 2015 alle 06:18

La "troika informale" franco-tedesca pesca tra gli oligarchi per sanare l'economia di Kiev

Il premier ucraino Arseni Yatseniuk e il presidente Petro Poroshenko (foto LaPresse)

Berlino. Per il momento, l'aiuto più concreto all'Ucraina arriverà dal Fondo monetario internazionale: il ministro delle Finanze, Natalie Jaresko, aspetta nei prossimi giorni 5 miliardi di dollari come anticipo dei 17 miliardi e mezzo in quattro anni del pacchetto che Christine Lagard ha definitivamente approvato il 12 marzo, dopo l'incontro a Berlino con Angela Merkel. Dopo i circa 8 miliardi di dollari inviati a Kiev lo scorso anno, si tratta del secondo bonifico da parte del Fmi da quando è iniziato il conflitto. Obiettivo: stabilizzare i bilanci sull'orlo della bancarotta e innescare un processo di riforme e rilancio che, secondo le stime ottimistiche della stessa organizzazione, dovrebbe riportare l'Ucraina alla crescita nel 2016, dopo un anno di forte depressione.

 

Il governo tedesco ha assicurato un credito di 500 mila euro finalizzato alla ricostruzione. Ma accanto agli aiuti istituzionali, dalla Germania dovrebbe arrivare anche quello informale di una pattuglia di consulenti famosi, raccolti da un terzetto di oligarchi fra cui spicca il magnate del gas Dmytro Firtash in un'associazione denominata Agenzia per la modernizzazione dell'Ucraina. La nuova struttura, nata la scorsa settimana a Vienna, coinvolge politici, manager e intellettuali. È bipartisan, ha una guida austriaca affidata all'ex vicecancelliere Michael Sprindelegger e un evidente motore franco-tedesco con una robusta presenza britannica e una spruzzata di expertise est-europeo. Il piano: 200 giorni di lavoro per elaborare riforme economiche, finanziarie, costituzionali, burocratiche, giudiziarie, sanitarie da affidare a governo e Parlamento. Si configura come un classico strumento di soft-power per intervenire nei meccanismi di ricostruzione di un paese: solletica la vanità di ex politici che ritrovano un ruolo da protagonisti e cura i dividendi di governi alleati, interessati a non perdere sfere di influenza, e di quelli che si potrebbero definire i poteri forti ucraini, gli oligarchi.

 

Anche per questo l'iniziativa ha già incontrato forti resistenze. Innanzitutto a Kiev, dove il governo di Arseni Yatseniuk non ha molta voglia di ritrovarsi alle costole una Troika informale che gli detti l'agenda. Nessuno lo aveva avvertito del progetto, dietro il quale il premier intravede un patto non scritto fra il presidente Petro Poroshenko e i tre oligarchi (Firtash, Achmetov e Pintchuk): il suo entourage fa filtrare irritazione verso i promotori e conferma che la linea governativa resta quella dell'accordo con il Fmi. Senza ulteriori suggeritori.

 

A dargli manforte ci sono i deputati della maggioranza. Interpellato dall'Handelsblatt, Hrihori Nemyria, ex vice premier e influente esponente di Patria, ha puntato il dito contro gli oligarchi: “Sono stati i più grandi profittatori del sistema di corruzione in Ucraina, è un peccato che famosi politici e intellettuali europei si lascino strumentalizzare e si prestino al loro riciclaggio politico”. E Swetlana Salichuk, deputata peraltro del Blocco Poroshenko che fa capo al presidente della Repubblica, ha rincarato: “Tentano di comprarsi la buonuscita dopo aver per anni depredato il paese”.

 

[**Video_box_2**]Sul versante tedesco le posizioni sono più sfumate. Il governo non ha mai preso le distanze dal progetto, nel quale i politici più in vista sono proprio tedeschi. A cominciare dall'ex ministro delle Finanze Peer Steinbrück, candidato cancelliere alle scorse elezioni e, ancor oggi, uno dei deputati più in vista dell'Spd, per passare a Karl-Georg Wellmann, Cdu, presidente del gruppo tedesco-ucraino al Bundestag e finire con Udo Schulze-Brockhauser, imprenditore, consulente e tesoriere della sezione Cdu di Berlino-Dahlem. Secondo informazioni raccolte sempre dall'Handelsblatt, dalla cancelleria sarebbe trapelato ai partecipanti tedeschi il suggerimento di concordare ogni risoluzione con il governo di Kiev, o altrimenti di lasciar perdere.

 

C'è qualche malumore nell'Spd per il fatto che Steinbrück non abbia avvertito nessuno e sia partito come suo solito lancia in resta nella nuova avventura abbinando accuse a Putin e dichiarazioni sul futuro dell'Ucraina (che, ha ammesso, non ha ancora mai visitato) a randellate contro il suo partito per pubblicizzare il suo nuovo libro. Ma si tratta di beghe di partito. I due responsabili socialdemocratici sull'Ucraina, il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e il delegato governativo per la cooperazione con la Russia, Ernot Gerler, sanno che Steinbrück va maneggiato con le pinze e troveranno un modus operandi.

 

All'ex ministro delle Finanze, d'altronde, l'Agenzia ha riservato competenza su un tema che alla Germania sta molto a cuore: il riordino del sistema bancario. Giorni fa è emerso che in un codicillo degli accordi di Minsk Germania e Francia sono autorizzate a intervenire nel settore bancario ucraino attraverso l'invio di esperti tecnici. In più, Wellmann ha lasciato intendere che per rimettere insieme i cocci delle diverse aree del paese, l'Agenzia proporrà al governo ucraino un riordino istituzionale federale sul modello tedesco. L'ipoteca tedesca sul futuro dell'Ucraina appare un dato di fatto. A meno che tutto questo lavorìo non venga risucchiato nelle sabbie mobili di Kiev. Non sarebbe la prima volta.

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