I brasiliani protestano contro gli scandali di Dilma, e un giudice vuole bloccare WhatsApp

Domenica è prevista una grande manifestazione contro il governo, che teme l’organizzazione della protesta attraverso i social come è successo ai Mondiali. L’aiutino di un magistrato.

12 Marzo 2015 alle 17:31

I brasiliani protestano contro gli scandali di Dilma, e un giudice vuole bloccare WhatsApp

Si chiama Luiz Moura. È un giudice brasiliano del Dipartimento di Piauí. Con motivazioni al momento sconosciute, ha tentato di sospendere per via giudiziaria l'utilizzo di WhatsApp in tutto il Brasile.

 

WhatsApp è un'applicazione molto usata in Brasile – tra le altre ragioni, per organizzare proteste di strada. Il 15 marzo sarà giornata di cortei in Brasile. Le manifestazioni antigovernative, organizzate da una piattaforma vasta quanto vaga di opposizioni parlamentari e non, chiederanno l'impeachment della presidente Dilma Rousseff accusata, per ora senza prove, di essere responsabile del sistema di tangenti che la magistratura ha scoperto in Petrobras, l'impresa statale del petrolio, la più grande azienda pubblica dell'America latina (oltre 90 mila dipendenti). L'aria è brutta per Dilma. Governa con uno scarto minimo sull'opposizione, solo il 3 per cento di vantaggio sul suo rivale alle presidenziali, Aecio Neves. E' indebolita dal calo dell'export di materie prime e da una produzione industriale inchiodata al 3,2 per cento l'anno scorso, il dato peggiore degli ultimi cinque anni.

 

La base del suo stesso partito teme che non ci siano i margini economici per continuare l'operazione di redistribuzione della ricchezza, così la chiamano al governo (i critici la considerano invece una interessata e pelosa elemosina di stato) che ha consentito negli ultimi dieci anni una notevole crescita dei consumi delle fasce sociali medio-basse.

 

La convocazione al corteo del 15 marzo si basa sulle sintesi delle tesi dei pm finite sui giornali. L’accusa cioè è che la Rousseff non poteva non essere al corrente del sistema di sovrapprezzi sulle commesse di Petrobras utilizzato per pagare le campagne elettorali di alcuni deputati, di tutti i partiti ma in maggioranza del partito di governo, il Partito dei lavoratori (Pt). Per portare in piazza gente non irreggimentata in gruppi di appartenenza, Whatsapp è uno strumento fondamentale. Si è visto con chiarezza durante le proteste contro le spese per i Mondiali di calcio nel giugno di due anni fa, quando una rete molto mobile di internauti è riuscita a portare in piazza decine di migliaia di persone senza essere mai identificata e cooptata dalla macchina organizzativa del Pt.

 

Per questo l'uscita del giudice Luiz Moura ha destato allarme. La misura alla fine si è rivelata inapplicabile, ma il tentativo è bastato a tirare addosso al magistrato i sospetti dei colleghi di essere in combutta con quella parte del governo federale che teme, più di quanto dica, le manifestazioni contro Dilma. Secondo quanto riporta il corrispondente da Rio de Janeiro del giornale spagnolo El País, un giudice dello stato Rio ha confermato che in ambienti giudiziari si sa che l'intenzione di mettere a tacere WhatsApp è stata molto caldeggiata dal governo. L'episodio racconta qualcosa del clima pesante che si sta respirando in Brasile, dove lo scandalo Petrobras minaccia davvero di interrompere prima della fine del mandato la presidenza Rousseff. E dove, a parte la singolare parentesi del giugno 2013, il governo non è abituato a proteste di piazza.

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