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L’aperitivo a vino e salame di Parigi per denunciare l’islamizzazione della Francia

C'avevano provato a gennaio, ci riproveranno domenica prossima le associazioni identitarie Riposte Laïque e Résistance Républicaine a organizzare una protesta contro le politiche pro islam del governo, questa volta annunciando il luogo del rassemblement solo all’ultimo momento, per evitare interdizioni prefettizie.

11 Marzo 2015 alle 17:12

L’aperitivo a vino e salame di Parigi per denunciare l’islamizzazione della Francia

Parigi. Ci avevano provato a gennaio a organizzare un raduno, a Place de la Bourse, per denunciare l’islamizzazione della Francia, designando con il proprio nome il vero nemico dopo gli attentati di gennaio: i terroristi islamici, non i presunti propagatori di islamofobia come ripetuto dalla gauche benpensante e dalla stampa pensosa. Ma il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, adducendo fantomatiche ragioni di sicurezza, decise che quel raduno non si doveva tenere, era “islamofobo”, “discriminante nei confronti dell’islam moderato”, e che piuttosto andava concesso l’avallo a un sit-in di antifà e associazioni islamiche a Place de Chatelet lo stesso giorno, domenica 18 gennaio, nel corso del quale gli “Allahu Akbar” risuonavano e i cartelli “Je ne suis pas Charlie” pullulavano (basta farsi un giro sul web per vedere con i propri occhi).

 

Domenica prossima, 15 marzo, le associazioni identitarie Riposte Laïque e Résistance Républicaine ci riproveranno, e questa volta il luogo preciso del rassemblement verrà comunicato solo all’ultimo momento, per evitare ulteriori interdizioni prefettizie pilotate dal governo socialista. Per ora c’è solo la certezza che si terranno a Parigi le “Assises de la liberté d’expression”, durante le quali venti personalità dell’universo giornalistico-intellettuale francese interverranno per rivendicare il diritto di criticare l’islamizzazione della Francia, di protestare contro le politiche migratorie dissennate del governo senza per questo essere apostrofati dal circo politico-mediatico come “razzisti” o appartenenti all’“estrema destra”, per denunciare il doppiopesismo della giustizia al cospetto dei “malpensanti” ed esprimere il loro rifiuto di assistere passivamente all’introduzione surrettizia del reato d’islamofobia.

 

Si tratta del secondo grande appuntamento di marzo organizzato dai milieu identitari francesi, dopo la consueta cerimonia dei “Bobards d’or” (“Menzogne d’oro”), di parodia degli oscar, nel corso della quale sono premiati i pataccari dell’anno, le “peggiori menzogne proferite dai media in nome del politicamente corretto” (tra le statuette: il “bobard Afp”, per la panzana più clamorosa dell’agenzia di stampa fancese, il “bobard balalaïka”, per l’articolo più disinformato contro la Russia, il “bobard du vivre ensemble”, per i media che celebrano incessantemente i presunti splendori del multiculturalismo, e il più ambito, la “Gamelle d’Or”, rilasciato al più ridicolo tra gli artisti ribelli sovvenzionati che occupano i salotti televisivi per vendere la loro sbobba pol. corr.).

 

Le “Assise de la liberté d’expression”, oltre ai responsabili delle due associazioni organizzatrici, Christine Tasin e Pierre Cassen, vedranno la partecipazione di Jean-Yves Le Gallou, organizzatore degli appena citati “Bobards d’or”, ma soprattutto direttore del think thank di riferimento della resistenza identitaria francese: Polemia. Accanto a Le Gallou, interverranno tra gli altri anche l’intellettuale e scrittore Renaud Camus, anatemizzato dalla gauche per le sue tesi sulla “Grande Sostituzione” di popolazione, e il disegnatore del settimanale Minute David Miège, dallo scorso anno al centro dei fuochi incrociati dei benpensanti, per una caricatura “scimmiesca” della Guardasigilli Christiane Taubira che è costata 10.000 euro al suo datore di lavoro (Charlie Hebdo, nel 2013, fece lo stesso con la ministra originaria della Caienna, ma siccome era dalla parte giusta dello scacchiere politico non venne nemmeno presa in considerazione l’idea di portare l’autore, Charb, alla 17esima camera del tribunale correzionale di Parigi, sorta di aula della rieducazione neogiacobina dove finiscono puntualmente i brutti, sporchi e cattivi di destra).

 

Come a ogni evento promosso da Riposte Laïque e Résistence Républicaine, ci sarà spazio per un “apéro saucisson-pinard” (“aperitivo salame-vino”), una provocazione per difendere il “made in France”, i vini e gli affettati tradizionali, ideata dalla direttrice di Riposte Laïque, Christine Tasin. Tasin inaugurò nel 2010 quest’iniziativa per denunciare l’“halalizzazione” delle periferie e di alcune zone a nord-est di Parigi, andando nel Diciottesimo arrondissement, dove la concentrazione di popolazione arabo-musulmana è tra le più alte di Francia. I gendarmi del pensiero di Sos racisme lo bollarono come “aperitivo razzista”, le associazioni islamiche locali organizzarono un contro-aperitivo “Halal e tè alla menta”, l’iniziativa che si voleva soprattutto goliardica divenne un caso nazionale e ci mancò poco che la prefettura di Parigi proibisse il raduno.

 

All’aperitivo, che sarà servito durante la pausa pranzo di domenica prossima, non parteciperà certo l’uomo che oggi ha più appeal nella destra neogollista francese, Alain Juppé, impegnato da mesi nell’ingraziarsi le associazioni islamiche più influenti di Francia, consapevole che il loro appoggio sarà fondamentale per approdare da favorito alle presidenziali del 2017. Martedì scorso, in trasferta nel Seine-Saint-Denis per sostenere il candidato Ump in vista delle prossime dipartimentali, Juppé ha pensato bene di incontrare gli islamisti dell’Uam 93 (Union des associations musulmanes), per parlare di islamofobia e voto musulmano. Tanto capire con chi è andato a flirtare Juppé, queste sono le dichiarazioni fatte qualche tempo da Yussef Leclerc, caporedattore del sito dell’Uam 93: “Se un domani in questo paese la maggioranza della popolazione sarà musulmana perché non dovremmo imporre progressivamente la sharia?”.

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