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Sédation pour tous, l’eutanasia (mascherata) alla francese

“Ogni persona ha diritto a una fine della vita nella dignità e nel sollievo”, recita la premessa del nuovo testo di legge. L’Accademia nazionale di medicina, dal canto suo, ha emesso il 6 marzo un parere nel quale si giudica abusivo e fuorviante il termine “sedazione”, perché la legge in discussione introdurrebbe l’eutanasia attiva e il suicidio assistito.

10 Marzo 2015 alle 18:38

Sédation pour tous, l’eutanasia (mascherata) alla francese

“Sédation pour tous”, l’hanno ribattezzata i critici, facendo il verso al “mariage pour tous”. E’ la proposta di legge che di fatto introduce in Francia il diritto all’eutanasia e che dal 10 marzo è in discussione all’Assemblée nationale. Si tratta di aggiornare ed estendere, come il presidente Hollande aveva promesso nel 2013, la legge Leonetti sul “fine vita”, attiva nel paese dal 2005.  Una legge insufficiente, secondo i socialisti, perché affida ancora al medico, nonostante le “dichiarazioni anticipate”, l’ultima parola sulla possibilità di interrompere le cure e di ricorrere alla sedazione terminale.

 

“Ogni persona ha diritto a una fine della vita nella dignità e nel sollievo”, recita la premessa del nuovo testo di legge. Qualcuno può dirsi in disaccordo? La conseguenza che se ne trae è il nuovo “diritto” a una sedazione “profonda e continua fino al decesso”. Rimane però da capire se “si tratta di addormentare il paziente che sta per morire o di addormentarlo per farlo morire”, spiega in un intervento sul Figaro Tugdual Derville, portavoce del collettivo “Assistere ma non uccidere”. E a fugare ogni dubbio è arrivato un emendamento sostenuto da metà del partito socialista, nel quale si dice chiaramente – anche al di là del testo della proposta, considerato non abbastanza esplicito –  che “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile, che provoca un dolore fisico o una sofferenza psichica insopportabile, può chiedere di beneficiare di una assistenza medica attiva per morire”.

 

Da notare l’intercambiabilità tra “fisica” e “psichica”, e tra “terminale” e “incurabile”: è la soglia oltre la quale ci sono i depressi che accedono al suicidio assistito di stato, come ormai accade in Olanda, in Belgio e in Svizzera, o i malati di Alzheimer, notoriamente incurabili, che possono chiedere di morire anche se la fine è lontana (accade sempre nei paesi citati). Suicidio assistito, insomma.

 

Il medico Didier Sicard, presidente emerito del Comitato di bioetica francese e coordinatore di una commissione che lo stesso Hollande aveva incaricato di studiare un aggiornamento della legge Leonetti del 2005, aveva concluso, presentando i risultati del suo lavoro, che quell’aggiornamento non serviva, mentre serviva invece una vera applicazione della legge che garantisce a tutti coloro che ne hanno bisogno le cure palliative.

 

L’Accademia nazionale di medicina, dal canto suo, ha emesso il 6 marzo un parere nel quale si giudica abusivo e fuorviante il termine “sedazione”, perché la legge in discussione introdurrebbe l’eutanasia attiva e il suicidio assistito. “E’ una scelta truccata che si impone ai parlamentari, tra una nuova legge di fine vita inutile, pericolosa e già trasgressiva, abusivamente presentata come consensuale, e il rilancio dei deputati della maggioranza presidenziale per emendarla in senso esplicitamente eutanasico”. Vale la pena di ricordare l’allarme profetico di Sicard, in un intervista al Figaro di un anno fa, sull’azione di una lobby “che passa il suo tempo a ricordare agli esseri umani che hanno diritti sul loro corpo, compreso il diritto di chiedere di morire, considerato alla stregua del diritto alla casa o a essere curati. Ma la morte, che pure attiene all’ordine di ciò che è più personale, non può essere un diritto. Il vero diritto è quello di essere curati, di non soffrire”. Sono rari, aggiunge il medico, i casi in cui la medicina non sia in grado di portare sollievo, ma è “l’agonia a essere diventata socialmente inaccettabile, scorretta. Quel che era naturale – l’accompagnamento, senza limite, di colui che si avvia a morire – non lo è più, per via delle evoluzioni che tutti conosciamo: generazioni separate, lavoro delle donne, sparizione di rituali laici e religiosi, sentimenti d’impazienza dei vivi e sani verso i morenti”.

 

A tutto questo si aggiunga la crisi, e la difficoltà di fornire le cure palliative, come ha riconosciuto la stessa Corte dei conti francese in un rapporto dello scorso 11 febbraio. “Piuttosto che raccogliere questa sfida, lottando contro l’isolamento e l’abbandono delle persone anziane, ci si propone una nuova legge”, osserva Tugdual Derville. Più comodo e meno oneroso, non c’è che dire, offrire la “sédation pour tous”.

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