Le extratasse sul diesel pulito e il triplo paradosso del governo

Per la seconda volta in due mesi, l'esecutivo si è dimenticato di tagliare le accise sul biocarburante Hvo. Nonostante sia una delle leve spesso invocate per contrastare la svolta europea verso l’elettrico

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14 MAY 26
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Foto ANSA

Per la seconda volta in due mesi, il governo si è dimenticato di tagliare le accise sul biocarburante Hvo. Il risultato è un pasticcio: per effetto della revisione asimmetrica delle imposte, fare il pieno con un carburante pulito costa più che utilizzare il gasolio tradizionale; oltre a essere senza senso dal punto di vista ambientale, questo potrebbe indurre automobilisti e autotrasportatori a utilizzare più diesel, accrescendo la domanda di un prodotto scarso, anziché Hvo, che è relativamente più abbondante. Triplo paradosso, visto che l’Hvo gode di un forte supporto normativo e rappresenta una delle leve spesso invocate dal governo per contrastare la svolta europea verso l’elettrico attraverso l’uso su larga scala dei biocarburanti. Infatti, la direttiva europea Red3, relativa alla promozione delle fonti energetiche rinnovabili, ne prevede livelli crescenti nel tempo nel settore dei trasporti, ma si limita a specificare la percentuale minima rispetto al totale immesso in consumo.
In sede di recepimento, l’Italia è andata oltre: ha previsto uno specifico obbligo per i biocarburanti in purezza, cioè appunto l’Hvo, che possono essere utilizzati nei motori diesel omologati in sostituzione del carburante tradizionale (mentre altri biocarburanti, come il biodiesel, devono esservi necessariamente miscelati). Tale obbligo, che ci colloca all’avanguardia in Europa, fatica a decollare perché la domanda è inferiore ai quantitativi d’obbligo. Normalmente le compagnie petrolifere lo vendono a un prezzo allineato a quello del diesel tradizionale, nonostante i costi di produzione superiori, spalmando la differenza sugli altri prodotti. Ma difficilmente possono farsi carico di un divario fiscale di 20 centesimi proprio quando il differenziale nei prezzi di mercato si restringe. Non è la prima volta che l’esecutivo commette questo svarione: era già accaduto col decreto del 18 marzo, poi corretto con la proroga degli sconti disposta il 3 aprile. A suon di discutere di inesistenti sussidi ambientalmente dannosi, nessuno si accorge che le tasse possono esserlo anche di più.