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Israele ha preso uno schiaffo da Putin
Fermati quaranta israeliani all’aeroporto di Mosca perché nemici dell’Iran
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23 APR 26

Foto ANSA
Quaranta cittadini israeliani sono stati fermati all’aeroporto Domodedovo di Mosca a causa della guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran. Le forze di sicurezza dell’aeroporto avrebbero detto agli israeliani, lasciati senza acqua, cibo e servizi igienici, che Teheran è alleato di Mosca e chiunque sia suo nemico è “anche nostro nemico”. E’ dovuto intervenire il ministro degli Esteri di Israele, Gideon Sa’ar, e infine gli israeliani, alcuni con doppio passaporto israelo-russo, sono stati lasciati andare. L’episodio è allarmante per Israele ed è interessante che sia avvenuto la settimana dopo che una nave della flotta ombra russa era attraccata al porto di Haifa con un carico di grano proveniente dai territori dell’Ucraina che la Russia occupa. Kyiv aveva chiesto a Israele di intervenire, di impedire alla nave di ripartire e di collaborare con la giustizia ucraina. Invece l’imbarcazione aveva lasciato il porto di Haifa e Sa’ar aveva fatto sapere all’Ucraina che non era stato possibile intervenire in tempo.
Si è trattato più di volontà politica di non interferire negli affari di Mosca, con la quale Israele continua ad avere dei rapporti ambigui, tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante il suo viaggio in medio oriente nel mese di marzo si era fermato quasi ovunque, tranne che in Israele. L’episodio dell’aeroporto di Domodedovo ancora una volta sbatte in faccia al governo israeliano che non c’è più spazio per l’ambiguità con la Russia, che invece è molto chiara nelle sue alleanze: sta con Teheran, il regime che vuole annientare lo stato ebraico. L’Ucraina continua a definire Israele un alleato, cerca collaborazione, che probabilmente sotto traccia è più influente di quello che sembra, ma non riesce ad avere il sostegno aperto di Israele, che non si libera dei suoi rapporti con la Russia. Lo stato ebraico ha preso uno schiaffo in faccia dal Cremlino, è il momento di svegliarsi e capire che nelle zone d’ombra ci sono soltanto rischi.