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Anche la Germania taglia le accise, in una fase in cui bisogna consumare meno
Il dibattito tedesco ricorda quello italiano e non è un bel segnale. Invece di incoraggiare il risparmio energetico, i bonus stimolano i consumi. Se i paesi europei pensano di scegliere tra i sussidi in deficit e la recessione, il rischio è che scegliendo i primi avranno anche la seconda
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14 APR 26

Una stazione di servizio a Colonia (AP Photo/Martin Meissner)
La Germania segue l’esempio italiano e taglia le accise sui carburanti. Il cancelliere Friedrich Merz ha annunciato un piano da 1,6 miliardi di euro per ridurre le imposte su benzina e gasolio di circa 17 centesimi al litro per un periodo di due mesi. Così, mentre il carico fiscale sulla benzina si allinea a quello italiano (48 centesimi per litro conto 47), quello sul diesel si attesta su un livello molto inferiore (30 centesimi contro 47). Questa differenza riflette il diverso approccio politico – il nostro paese ha seguito le indicazioni della Commissione Ue di eliminare i sussidi ambientalmente dannosi derivanti dal diverso trattamento fiscale dei due carburanti, mentre Berlino ha ignorato il richiamo. Ma suggerisce anche l’estrema sensibilità dei tedeschi per l’inflazione, vista l’importanza del gasolio per l’autotrasporto. Il taglio è pari a quello praticato nel 2022 per il diesel, mentre la benzina aveva goduto di un sgravio di 30 centesimi. La proposta ha suscitato un intenso dibattito, in quanto molti, tra cui i gestori delle stazioni di servizio, hanno paventato che le compagnie petrolifere avrebbero trattenuto parte dello sconto. In realtà, nel 2022 sono emerse poche evidenze in tal senso. Oltre a questo, la Germania ha previsto la detassazione dei buoni carburanti per i dipendenti fino a 1.000 euro. La discussione è ancora aperta su un altro punto: mentre il ministro delle Finanze, il socialista Lars Klingbeil, ha chiesto una tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche, la ministra dell’Economia, Katherina Reiche della Cdu, si oppone. Piuttosto, la scelta tedesca (come quella italiana) rischia di esacerbare la scarsità di prodotti petroliferi, proprio quando la situazione nello stretto di Hormuz si fa più tesa. Il dibattito tedesco ricorda quello italiano e non è un bel segnale: invece di incoraggiare il risparmio energetico, i bonus stimolano i consumi. Se i paesi europei pensano di scegliere tra i sussidi in deficit e la recessione, il rischio è che scegliendo i primi avranno anche la seconda.